Criptovalute Vs dollaro americano: nel dibattito interviene un ex funzionario FED

Simon Potter, per molti anni a capo del braccio della Federal Reserve che si occupa di studiare i mercati, è intervenuto sulla possibilità che le criptovalute minino l’egemonia del dollaro americano; lo stesso di battito che, più di recente, ha visto Mark Carney (governatore della banca centrale inglese) affermare che sarebbe anche auspicabile sostituire il dollaro come valuta di riferimento per il mercato globale con una criptovaluta. Potter sostiene che queste tesi non abbiano alcun senso ed argomenta il suo punto di vista affermando che, per prima cosa, questo richiederebbe un livello di coordinamento tra le varie banche centrali che non è neanche lontanamente ipotizzabile e, subito dopo, ha attaccato le opinioni di Carney affermando che i mercati globali non avrebbero alcun vantaggio ad adottare una criptovaluta come valuta di riferimento dal momento che complicherebbe di molto le cose e che il sistema attuale è già abbondantemente liquido. Potter afferma poi di essere preoccupato che il coordinamento di cui le banche centrali non sarebbero capaci possa essere ottenuto dai privati, cosa che lui chiaramente considera un pericolo per la stabilità economica e la sovranità finanziaria degli stati. Ora, io inizio a fare fatica a capire come abbia fatto certa gente ad occupare posizioni così rilevanti e mi viene anche il dubbio che la laurea se la siano comprata; indipendentemente dal peso che le criptovalute potranno assumere nell’economia del futuro questo non farà mai sparire le valute fiat, che rimangono su un piano completamente differente. Provo a spiegarmi meglio; lo stato decide in quale valuta riscuotere le tasse, paga gli stipendi ai propri dipendenti con quella valuta, paga fornitori e imprese con quella valuta, di conseguenza il mercato interno di un paese non potrà che continuare a reggersi sulle valute fiat. Dato però che i governi e le banche centrali hanno già ampiamente dimostrato di non essere quei fulmini di guerra che hanno provato a farci credere ecco che arrivano le criptovalute a garantire una forma di stabilità che nessun governo, per propria stessa natura, potrà mai garantire, la stabilità certificata dalla matematica e quindi continuamente misurabile. Già oggi chi si muove sui mercati globali si deve addossare il rischio di cambio, chiaramente questo rischio si riduce sensibilmente usando bitcoin e i sistemi a conversione istantanea e, altro particolare non trascurabile, costa sensibilmente di meno. Indipendentemente da quello che sostiene Potter i mercati globali avrebbero solo vantaggi distaccandosi dal dollaro e l’unica moneta che attualmente ha la credibilità per fare questo non è certo libra (che neanche esiste) ma è chiaramente bitcoin. Poi certo, gli USA subirebbero un danno importante se questa eventualità si concretizzasse, ma tutto il resto del mondo se ne avvantaggerebbe; diventa quindi scontato farsi una domanda, quale può mai essere il nostro interesse come cittadini europei, cinesi, russi, africani o di qualunque altro posto del mondo, a preservare l’egemonia USA perpetrata attraverso l’imposizione del dollaro come valuta di riferimento globale? Perchè il fatto che questo convenga agli USA è scontato, come a bene vedere è scontato che questo sistema danneggi invece tutti gli altri, rendendoli inevitabilmente subalterni agli Stati Uniti.