Le criptovalute sono il futuro dei pagamenti elettronici per il 32% dei cittadini europei, lo rivela un sondaggio ING

Per un settore in pieno sviluppo come quello del fintech i sondaggi sono particolarmente importanti perché permettono di definire quanto spazio di crescita rimane in un dato mercato ed è per questo che recentemente stiamo dando molto spazio a questo tipo di notizie; proprio ieri ci siamo occupati di un sondaggio, commissionato da uno studio legale inglese, che certifica come il 20% dei millennials abituati ad investire abbiano già iniziato ad operare con le criptovalute, oggi vogliamo occuparci di un nuovo sondaggio, questa volta commissionato da ING e con un campione di ben 15mila cittadini europei residenti in 15 differenti paesi dell’unione e pubblicato proprio oggi sul blog ufficiale della compagnia. Osservando gli esiti del sondaggio ci rendiamo conto come oltre metà del campione (il 51% degli intervistati) si dica sicuro che le criptovalute possono essere spese presso qualunque attività e ben un cittadino europeo su tre (il 32% degli intervistati) afferma che le criptovalute rappresentano il futuro dei pagamenti elettronici. Anche se in realtà non è possibile spendere direttamente le nostre monete in qualunque negozio (quelli che le accettano sono ancora una minoranza) i cittadini europei non sono andati poi molto lontano dal vero visto che con le carte a conversione istantanea questo è assolutamente possibile; per il resto il sondaggio dimostra anche come i cittadini europei abbiano elevate aspettative da questa tecnologia, circa il 41% infatti dichiara di guardare con grande ottimismo alle criptovalute mentre solo il 23% dichiara di non avere basse aspettative da questa tecnologia. La stragrande maggioranza dei cittadini intervistati (ben l’82% del campio) ha risposto correttamente ad almeno una delle cinque domande più tecniche che gli sono state poste, il 63% è al corrente che il valore delle attività crittografiche è in continua evoluzione e ben il 73% degli intervistati è stato capace di definire le cripto come un tipo di valuta digitale. Non bisogna però farsi trarre in inganno da questi numeri, è infatti lo stesso autore del sondaggio a dichiarare che la conoscenza di questi strumenti da parte delle persone comuni è ancora abbastanza limitata, sebbene la quasi totalità degli intervistati abbia già sentito parlare di criptovalute quella dell’uomo della strada è ancora una comprensione molto superficiale del fenomeno; sempre l’autore del sondaggio evidenzia poi un paradosso e cioè che sono proprio i gruppi di persone che dimostrano una conoscenza minore di questa tecnologia ad essere anche quelli più ottimisti relativamente ai vantaggi di un’adesione di massa, mentre coloro che comprendono meglio la tecnologia sono più portati a vederne gli attuali limiti e le varie criticità fin qui emerse.