La Cina tra valorizzazione della tecnologia blockchain e controllo delle criptovalute frena gli entusiasmi degli investitori

Secondo quanto si apprende da fonti locali il governo cinese sta tentando in ogni modo di spegnere l’ondata di entusiasmo scatenata, forse più in occidente che in Cina, dalle dichiarazioni del presidente Xi Jinping rilasciate qualche settimana fa; molti account cinesi sui social stanno rimarcando come la Cina abbia deciso di abbracciare la tecnologia blockchain, non che le criptovalute, che vengono anzi considerate ancora asset meramente speculativi. Online circolano diversi documenti in cinese che una volta tradotti (o con un traduttore online o grazie al lavoro della comunità stessa che li rende disponibili in inglese) dimostrano come il governo cinese non abbia abbandonato del tutto la retorica anti-criptovalute, sebbene non sia possibile fare a meno di notare che in questi documenti raramente compaiono riferimenti espliciti a bitcoin. Anche per quanto riguarda la tecnologia blockchain in se il governo sembra intenzionato a raffreddare gli entusiasmi; come riportato, tra gli altri, anche da cointelegraph la CCTV (principale emittente televisiva della cina continentale) ha di recente trasmesso una puntata di “Focus Report” (noto programma di approfondimento) dal titolo abbastanza esplicativo “blockchain non è una Cashchain”. Il programma televisivo evidenzia come molte aziende stiano sfruttando l’entusiasmo nei confronti della tecnologia per migliorare le proprie performance commerciali o finanziarie; delle oltre 32mila aziende cinesi che affermano di utilizzare una blockchain, però, appena il 10% lo fa realmente.

Nella stessa puntata Focus Report evidenzia come la Cina sia il primo paese al mondo quando si parla di tecnologia blockchain, insieme agli USA, e che questo fenomeno ha dato però anche vita a numerose truffe tanto che attualmente nel paese ci sono state la bellezza di 566 cause giudiziarie che vedono coinvolte a vario titolo aziende o persone fisiche in qualche modo riconducibili all’industria blockchain. Secondo Yu Jianing, vicedirettore del Comitato Blockchain della China Communications Industry Association, proprio questo dato è in realtà positivo, solo attraverso un quadro normativo che impedisca di commettere impunemente degli illeciti è possibile promuovere pienamente l’uso della tecnologia blockchain nel paese. Il motivo per cui stiamo parlando di tutto questo è che vogliamo evidenziare come la Cina, nonostante abbia in un certo senso rivisto il proprio approccio a questa tecnologia, basti pensare che non minaccia più di rendere illegale il mining, comunque non ha completamente abbandonato una certa retorica e, forse neanche a torto, in questo momento sembra concentrata attraverso gli organi di stampa a raffreddare gli entusiasmi che le dichiarazioni di Xi Jinping avevano provocato.