La Cina tra criptovalute e CBDC, il governatore della banca centrale interviene a fare chiarezza

Negli ultimi mesi l’inversione a u voluta dal governo cinese sulla tecnologia blockchain ha scatenato un susseguirsi di dichiarazioni e analisi che stanno rendendo molto difficile capire cosa sta succedendo. Reuters, in data odierna, ha pubblicato un interessante articolo in cui cita il governatore della banca centrale cinese, Mu Changchun che è di recente intervenuto per tentare di arginare le voci di corridoio che stanno diventando sempre più incontenibili. Intanto la nuova CBDC cinese non sostituirà la valuta fiat ma la integrerà, in un modo simile a quello che, come scrivevamo ieri, succederà in Tunisia con l’e-dinaro. Intervenuto a una conferenza tenutasi a Singapore Mu Changchun ha dichiarato di essere consapevole che la società non è pronta a rinunciare al denaro contante, ma è andato anche oltre, parlando di anonimato; il governatore della banca centrale, infatti, ha dichiarato che:

“Siamo consapevoli che i cittadini vorrebbero mantenere l’anonimato delle transazioni attraverso l’uso del contante; vogliamo assecondare questa domanda e lo faremo, daremo alle persone l’anonimato sulle transazioni mediando tra questa esigenza e il necessario controllo delle transazioni nel rispetto della normativa antiriciclaggio”

Una posizione, quella della banca centrale cinese, che se paragonata a quella delle nostre istituzioni appare sinceramente illuminata; questa volontà di mediare tra la sacrosanta domanda di privacy dei cittadini e la necessità del governo di monitorare i grandi flussi di capitale è esattamente ciò che vorremmo vedere accadere anche in Europa. Mu ha anche voluto rassicurare la platea garantendo che non intendono perseguire il controllo assoluto delle transazioni finanziarie; questo è dimostrato dai fatti e dalle azioni intraprese dalle istituzioni negli ultimi tempi. Mentre qui in Italia il governo intende punire i commercianti che non si attrezzano per i pagamenti con carta, in Cina succede l’esatto contrario e il governo ha avviato una strategia tesa a sanzionare i commercianti che rifiutano pagamenti in contanti. Nonostante il controllo da parte delle istituzioni in Cina sia sicuramente pervasivo la volontà, espressa non solo a parole, di non esagerare troppo è comunque un’importante rassicurazione; il fatto che il governo non voglia criminalizzare l’uso del contante nonostante si prepari ad emettere una propria CBDC lascia la speranza che anche questa nuova moneta digitale sia costruita in maniera tale da garantire un minimo di riservatezza nelle transazioni. Questo almeno è ciò che ci arriva dalla Cina, per parlare di qualcosa di più concreto dovremo aspettare l’emissione fisica della nuova moneta che, secondo quanto si dice in giro, dovrebbe avvenire entro la prima metà del 2020