La BCE torna ad occuparsi di criptovalute con un nuovo rapporto che sta facendo discutere

Il nuovo documento rilasciato dalla BCE, che ha suscitato immediate reazioni online, si intitola “Comprendere il fenomeno delle cripto-attività, i suoi rischi e problemi di misurazione” e, duole ammetterlo, appare ancora una volta eccessivamente focalizzato sui rischi correlati all’esplosione del fenomeno cripto che non alle opportunità; la BCE sta sostanzialmente rifacendo lo stesso identico lavoro che già altre istituzioni di altri paesi hanno giù fatto e lo sta facendo ricommettendo gli stessi errori. Andiamo però con ordine e tentiamo di capire bene di cosa parliamo; nel suo nuovo rapporto la BCE intanto ci informa del fatto che sta tentando già da tempo di monitorare l’industria analizzando i dati che sono già disponibili ma che, a suo dire, risultano parziali o comunque non sufficienti. Il problema è che non tutte le piattaforme di scambio sono disponibili a collaborare con le istituzioni e ve ne sono anche parecchie che sono proprio fuori da ogni radar e della cui attività è possibile conoscere poco o nulla; oltre a questo la BCE torna a porsi il problema dei potenziali rischi per la tenuta dell’economia e del sistema finanziario, argomento in merito al quale, di recente, non perde occasione per ostentare una certa solerzia. C’è di buono, almeno, che la BCE riconosce senza problemi che, allo stato attuale delle cose, il rischio che le criptovalute compromettano la stabilità finanziaria e monetaria globale è sostanzialmente irrisorio, tuttavia pare proprio che a Francoforte non possano fare a meno di continuare a struggersi sulla questione; in particolare, si legge nel rapporto, la BCE è preoccupata dalle applicazioni del Lightning Network, per il semplice motivo che teme che le transazioni off-chain siano troppo opache, troppo poco trasparenti per quelli che sono gli standard attuali previsti dai vari regolamenti in vigore. Proviamo a banalizzare un po’ e a spiegare per quale motivo la BCE si pone questo problema delle transazioni off-chain; supponiamo che ci siano due organizzazioni criminali che commerciano tra di loro in armi e droga, diventa moderatamente facile rendersi conto della loro esistenza semplicemente analizzando il flusso di denaro. Banche, sistema finanziario e inquirenti possono trovare le tracce di grandi volumi di denaro che si spostano con frequenza attraverso determinati conti e risalire (anche se ovviamente raramente è una cosa facile) agli intestatari; se però io per gestire tutto questo commercio uso un canale di pagamento bitcoin che gestisce le transazioni off-chain allora potrò commerciare per mesi, spostando flussi di denaro enormi senza che nessuno lo venga a sapere. L’unica traccia che lasceremo sulla blockchain, gestendo le transazioni off-chain, sarebbe il consuntivo finale, il saldo (per esempio annuale) di tutti gli spostamenti di denaro tra le parti; un’unica transazione invece che centinaia, ecco che per chi deve ricostruire determinati traffici le transazioni off-chain diventano un problema, perché rendono quasi impossibile distinguere il flusso di denaro tra le parti. I timori della BCE, quindi, sono in un certo senso anche comprensibili, non fosse che il sistema attuale è tutt’altro che impermeabile a questo genere di problemi per cui non si capisce per quale motivo il sistema attuale vada bene mentre per ogni alternativa proposta si ostenta una enorme rigidità; diverso sarebbe se, per esempio, nel sistema attuale fosse impossibile riciclare denaro, o fare traffici illeciti, allora capirei tutte queste preoccupazioni, ma visto che il sistema attuale da questo punto di vista fa acqua da tutte le parti mi viene spontaneo credere che tutti questi timori siano in realtà pretestuosi. L’Europa, quindi, sembra essere ancora intenzionata a cincischiare e a perdere tempo quando si parla di tecnologia blockchain e per ogni passo avanti fatto ne fa immediatamente due indietro; per capire quanto ci costerà tutta questa lentezza e l’incapacità di misurarsi con le nuove innovazioni tecnologiche della nostra classe dirigente ci toccherà aspettare, per intanto possiamo solo sperare che tutti questi anni persi a ponderare, discutere ed osservare non finiscano col segnare un divario tale tra noi e gli altri paesi da rivelarsi incolmabile.