Kenneth Blanco su criptovalute, stablecoin e leggi antiriciclaggio

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Nel corso di un intervento tenutosi presso l’università di Georgetown nella giornata di ieri, Kenneth Blanco (direttore del FinCEN, l’istituzione statunitense che si occupa del contrasto dei crimini finanziari) ha ribadito che tutte le aziende, di qualunque settore, sono tenute ad adeguarsi alla normativa antiriciclaggio. Blanco ha chiarito che tali obblighi riguardano anche le aziende fintech, puntando il dito contro le criptovalute che offrono agli utenti soluzioni per l’anonimato delle transazioni finanziarie. Blanco ha usato argomenti solidi per sostenere la necessità di ottemperare agli obblighi previsti dal KYC, affermando che ci sono ottimi motivi per cui un’azienda dovrebbe voler sapere chi c’è dall’altro capo di una transazione, un’azienda, ha affermato Blanco, deve voler sapere se ad effettuare un pagamento è un narcotrafficante, un terrorista o un trafficante di esseri umani (torneremo su queste affermazioni più avanti). Proseguendo nel suo intervento il responsabile del FinCEN ha affermato che:

Quelle che le aziende devono raccogliere non sono informazioni così difficili da ottenere, tutto ciò che chiediamo è che sia registrato il nome, l’indirizzo, il numero di conto, l’ID della transazione, il destinatario e l’importo; chi non raccoglie ed archivia questo genere di informazioni ha un grosso problema, devi conoscere queste informazioni, è ciò che ci aspettiamo che tu faccia sia che si tratti di una stablecoin, sia che si tratti di una criptovaluta, centralizzata o decentralizzata non importa, dovrai comunque essere in grado di adempiere alle normative in vigore.

Ora, il problema non è tanto ciò che sostiene Blanco, che è del resto perfettamente conforme e coerente rispetto al ruolo che ricopre, il problema sono le persone che credono alle affermazioni di Blanco. Tutta la normativa che regola il mondo finanziario, infatti, si è già ampiamente dimostrata inefficace nel contrastare i crimini di cui parla il responsabile del FinCEN; il narcotraffico internazionale continua a muovere centinaia di miliardi di dollari ogni anno, una mole di denaro che viene sistematicamente riciclata senza alcuna difficoltà. La guerra contro la droga è chiaramente persa e bisogna semplicemente prenderne atto e iniziare ad entrare nell’ottica di idee che la droga (leggera o pesante che sia) non può essere eradicata dalla nostra società ma se ne possono ridurre i consumi attraverso la formazione nelle scuole; tutto questo però sarebbe inutile senza una legalizzazione delle sostanze stupefacenti che faccia in modo di tagliare fuori le organizzazioni criminali. In questo modo si protegge la salute pubblica (dato che i consumatori avrebbero certezza delle sostanze consumate) e quello che prima era il profitto di organizzazioni criminali si trasforma in entrate erariali che potranno essere investite in campagne di informazione tese a ridurre i consumi. La stessa cosa vale per il terrorismo, che mi pare non abbia alcun problema a finanziarsi come infatti la sistematica ascesa di sempre nuovi gruppi terroristici dimostra; forse è il caso anche qui di iniziare a prendere atto che nessuna delle leggi in vigore si è dimostrata capace di tagliare i canali di approvvigionamento delle organizzazioni terroristiche ed iniziare a tentare di affrontare il problema con un approccio di carattere più strettamente culturale e politico. Non si può contestare Blanco per quelli che sono i suoi scopi, nessuno mai vorrebbe favorire la criminalità organizzata o il terrorismo, si può e si deve però contestare Blanco per quelli che sono i mezzi che intende usare; mezzi che si sono rivelati negli ultimi 30 anni chiaramente inefficaci nel contrasto di questi fenomeni ma che comunque danneggiano il diritto alla privacy delle persone per bene, scaricando addosso a loro una serie di oneri e adempimenti che sono, tra le altre cose, un costo. Data l’enorme chiarezza di quanto appena espresso viene quindi il dubbio che il vero obiettivo di queste leggi non sia contrastare il narcotraffico e il terrorismo ma avere un controllo su persone come Assange, Snowden e, più in generale, su ogni forma di dissenso che possa mettere a rischio il sistema di potere dominante; perché mai altrimenti perseverare in strategie che si sono dimostrate ampiamente inefficaci nel contrastare i fenomeni criminali di cui parla Blanco? Il motivo appare chiaro, il senso di queste leggi è in realtà un altro ed è arrivata l’ora che l’opinione pubblica inizi ad affrontare il tema distaccandosi in maniera netta dalle affermazioni delle istituzioni che ci rappresentano.