Nel corso dell’ultimo mese, complice probabilmente anche la presentazione di libra, la scena politica è diventata abbastanza schizofrenica; si alternano, infatti, dichiarazioni sempre più forti dei politici contro le criptovalute ma poi, a conti fatti, a livello normativo non solo non assistiamo ad alcun giro di vite ma le cose, addirittura, sembrano muoversi nel verso giusto. C’è quindi una certa discrepanza tra le dichiarazioni degli uomini politici e i vari disegni di legge che via via vengono presentati per regolamentare l’industria blockchain che genera una grande confusione; se questo è vero, di recente, a livello praticamente globale lo è ancora di più negli usa dove a un sostanziale sdoganamento di questi metodi di pagamento si affiancano dichiarazioni sempre più violente da parte dei politici.
Gli USA contro i Bitcoin
L’ultimo nome a finire nel radar degli appassionati di criptovalute è quello di Steven Mnuchin, attualmente segretario del tesoro americano, che ha recentemente equiparato bitcoin a un conto cifrato in Svizzera nel corso di una conferenza stampa il cui contenuto è stato poi diffuso dalla CNBC nella giornata di ieri; in particolare Mnuchin è tornato sulla questione riciclaggio, sostenendo per l’ennesima volta che le cripto debbano essere severamente regolamentate perché atte a favorire attività illecite. Mnuchin ha poi affermato che le istituzioni monitorano molto attentamente la situazione, indipendentemente dal prezzo di bitcoin, per assicurarsi di riuscire a prevenire ogni tipo di attività illegale; questo sarebbe ancora tollerabile, se non fosse che poi il segretario al tesoro ha voluto spararla grossa, come di recente sembra giochino a fare un po’ tutti, affermando che ci sono miliardi di dollari in bitcoin attualmente usati per scopi criminali.
Joe Kernen, ospite della CNBC, ha poi voluto chiarire questo aspetto evidenziando come il fatto che bitcoin possa essere usato per traffici illeciti non è una giustificazione sufficiente a vietarlo ed osservando come anche il contante può essere usato con le medesime finalità; Mnuchin, a quel punto, si è sostanzialmente coperto di ridicolo dichiarando che affermare che il contante venga usato per traffici illeciti e nelle attività di riciclaggio sarebbe alquanto impreciso e che comunque gli stati uniti hanno un solidissimo sistema antiriciclaggio. Kernen ha reagito con un certo sarcasmo alle affermazioni del segretaria al tesoro, anche perché è insostenibile rifiutare che il contante presenti gli stessi medesimi rischi che presenta bitcoin, e ne ha poi approfittato per twittare, con una buona dose di ironia, che:
“Il sistema esistente non è mai stato utilizzato per attività illecite, quindi ci assicureremo che le criptovalute non siano utilizzate per attività illecite esattamente come nel sistema attuale”
Quello che Kernen ha voluto dire con questo tweet è che se si nega che il contante venga usato in attività illecite allora lo stesso si può fare per le criptovalute; se, in altre parole, basta negare che esista un problema per farlo scomparire allora la negazione può diventare una strategia per far sparire qualunque problema. Così come il segretario al tesoro nega che il dollaro, in generale, e il contante in particolare vengano usati per riciclare denaro sporco allo stesso modo un bitcoiners potrebbe negare che questo avvenga con BTC; la verità, ovviamente, è che l’attività di riciclaggio prescinde dal tipo di moneta utilizzata. Anche questo settore, in definitiva, è regolato dalle leggi di domanda e offerta per cui dal momento che ci sono soggetti che hanno la necessità di riciclare denaro (domanda) ci saranno anche strumenti (offerta) che consentono loro di soddisfare questa esigenza.
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