Google, Apple e Alibaba: si pensa a un exchange di criptovalute?

Bitcoin

Negli ultimi tempi alcune indiscrezioni portano Google sempre più vicino al mondo delle criptovalute, alcune di queste parlano di Google che pensa alla creazione di un personale exchange. Sembra che la stessa idea possa venire anche ad Apple, Alibaba e forse altri colossi tecnologici, vediamo perché.

Google, Alibaba e Apple hanno chiesto una licenza per criptovalute?

Più che un’indiscrezione potremmo definire forse questa una vera e propria notizia ed è proprio un sito web ufficiale dello Stato di Singapore a fornirla.

Infatti circa 300 aziende provenienti da tutto il mondo hanno chiesto al Monetary Authority of Singapore (MAS) di ottenere una licenza Payment Services Act. Si tratta di una raccolta di norme che permette alle società di gestire attività inerenti alle risorse digitali, compresi pagamenti e trading.

Nell’elenco di queste 300 società figurano Google, Apple e Alibaba, le quali sono in attesa di approvazione, ma per il momento possono continuare a offrire questo tipo di servizi.

Al momento nessuna delle tre società possiede un’exchange di criptovalute o offrono servizi inerenti alle valute digitali, ma non possiamo escludere che ci stiano effettivamente pensando, soprattutto se Singapore dovesse concedere loro l’apposita licenza.

Google e gli altri colossi cercano nuovi profitti grazie alle criptovalute?

Il mercato delle criptovalute fa obiettivamente gola, la capitalizzazione di mercato nell’ultimo anno è aumentata a dismisura, anche al netto del crollo del 19 maggio 2021. È quindi naturale che molte aziende stiano strizzando l’occhio alle criptovalute e non è escluso che colossi come Google, Apple e Alibaba possano fare altrettanto.

Già PayPal ha accettato pagamenti in criptovaluta e per gli utenti americani è possibile acquistare e vendere Bitcoin, di fatto diventando anche una sorta di exchange.

Google ha recentemente riabilitato le criptovalute nelle pubblicità negli Stati Uniti d’America. Accetterà però solo società registrate presso la FinCEN e che rispettano requisiti legali locali, statali o federali. Un piccolo passo, ma che potrebbe non essere l’ultimo.

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