Dalla Cina nuove novità sulla natura della sua criptovaluta di stato

Finalmente iniziano ad arrivare un po’ di dettagli in più sulla CBDC cinese che, verosimilmente, verrà lanciata sul mercato il prossimo anno; la notizia è sicura, proviene da fonti ufficiali ed ha iniziato a circolare già ieri tra i miei contatti cinesi sui social, per poi essere rilanciata da tutte le testate del settore. Del resto a svelarci nuovi dettagli, permettendoci di uscire dal campo delle indiscrezioni, è il presidente della Chinese Finance Association ed ex governatore della banca centrale cinese (PboC) Zhou Xiaochuan, intervenuto proprio ieri nel corso del Caixin Hengqin Forum. Secondo quanto riferito da Zhou, quindi, lo scopo di questa nuova moneta sarà duplice, da un lato favorire i pagamenti transfrontalieri, rendendoli più veloci ed economici, dall’altro migliorare il sistema di vendita al dettaglio nel paese; in questo modo la Cina si garantisce sia un sistema di pagamento snello ed efficacie per la gestione delle rimesse internazionali e, dall’altro, offre agli istituti di credito un sistema economico e istantaneo per la gestione dei pagamenti interbancari. Zhou si è però anche detto consapevole dei rischi connessi all’emissione di una CBDC, evidenziando come le banche centrali debbano sicuramente muoversi in questa direzione ma senza sottovalutare i rischi, in caso contrario potrebbero favorire una crisi del mercato del credito.

Questo ci fornisce anche una chiave di lettura sull’approccio che il paese sta usando a livello normativo, mentre la banca centrale si accinge ad emettere la sua CBDC, anche se ancora non c’è una data ufficiale per il lancio, e il presidente Xi dichiara pubblicamente che la Cina considera la tecnologia blockchain centrale per lo sviluppo e la crescita, i media locali continuano a mettere in guardia la popolazione sui rischi correlati alle criptovalute e il paese inizia a mostrare di essere intollerante verso le aziende che operano sul mercato cinese fuori dal confine previsto dal quadro normativo. Quello che ci sembra di capire è che il mercato delle criptovalute in Cina sta maturando molto più velocemente che nel resto del mondo, finendo inevitabilmente col sovrapporsi al comparto bancario, con tutto ciò che ne consegue; per essere più chiari meglio fare un esempio, immaginate di voler fondare una banca, o di voler operare in un paese offrendo gli stessi strumenti che sono offerti da una banca, chiaramente nessuno ve lo consentirebbe. Non è pensabile che una persona si svegli una mattina ed offra alle persone comuni la possibilità di depositare denaro, magari erogando una carta di debito e un libretto degli assegni; la stessa cosa sta succedendo in Cina con le criptovalute, non è quindi una caso che il paese stia iniziando ad usare il pugno di ferro con gli exchange illegali, procedendo alla loro chiusura, e con chi emette ICO (che in Cina sono vietate). In questo momento, per concludere, la Cina non sembra ne essere favorevole ne essere contraria alle criptovalute come strumenti, ma pretende che chi li maneggia lo faccia nel rispetto assoluto del quadro normativo vigente.