Criptovalute: una retata nelle Filippine conduce all’arresto di 277 persone coinvolte in una truffa ai danni di investitori cinesi

E’ forse la più grande retata nella storia delle criptovalute o almeno è la più grande che io ricordi; secondo quanto riferito da fonti di stampa locale nella giornata dell’11 settembre una retata presso gli uffici della Grapefruit Services Inc. a Pasig City (nelle Filippine) condotta dagli agenti del Bureau of Immigration, della Commissione presidenziale anticorruzione e del gruppo di controllo e controllo della integrità della polizia nazionale, ha condotto all’arresto di ben 277 persone coinvolte a vario titolo in una presunta truffa ai danni di investitori cinesi. Le indagini sarebbero partite su segnalazione dell’ambasciata cinese del paese, la quale a sua volta ha ricevuto precise indicazioni da Pechino a seguito di numerose segnalazioni di frode da parte di investitori cinesi; tutte le persone coinvolte, di nazionalità cinese, si sono viste revocate i passaporti e dovranno ora attendere, presumibilmente, che scattino le operazioni di rimpatrio per lasciare il paese. L’azienda sarebbe un fornitore di servizi attiva nella Cagayan Freeport, una zona che mira ad attrarre investimenti stranieri e locali per mezzo di una speciale politica fiscale ma che vieta alle aziende che godono di questi benefici di operare fuori dai confini nazionali, per cui già il semplice fatto di aver operato con la Cina costituisce in se un illecito; le cose, quindi, non si mettono bene per le persone coinvolte che dovranno probabilmente rispondere alla giustizia Cinese, visto che a seguito della revoca dei passaporti la loro permanenza nelle Filippine è sostanzialmente illegale, e la Cina, come noto, tende ad andarci giù pesante quando si tratta di reati di questo tipo. Questa notizia ci dimostra quanto il mercato sia maturato, soprattutto nelle piazze asiatiche, e quanto siano lontani i tempi in cui truffare gli investitori era tanto facile quanto a rischio zero; ormai quello delle criptovalute è a tutti gli effetti un settore industriale, già discretamente regolamentato (almeno nel resto del mondo perché qui in Europa siamo ancora in alto mare) e nel quale farla franca non è più facile come una volta. Il fatto che sia stata possibile una retata di questo tipo, con a monte un coordinamento tra due distinti paesi e con l’intervento congiunto di diverse autorità, dimostra chiaramente come le criptovalute non siano più quella sorta di porto franco per criminali e truffatori di ogni risma che, invece, molti siti di informazione nostrani continuano a raccontarci; ormai gli arresti a seguito di vari tipi di truffe non si contano e le operazioni di polizia stanno diventando praticamente all’ordine del giorno arrivando a colpire hacker, minatori abusivi e, come in questo caso, truffatori internazionali.