Criptovalute: la libra association si nega alle richieste delle istituzioni svizzere

Mentre si sono da poco concluse le audizioni presso il senato americano riguardo libra, con tanto di rassicurazioni da parte di uno degli elementi più di spicco nel progetto, David Marcus (responsabile di Calibra, il portafoglio ufficiale della nuova moneta a cui sta lavorando facebook), ecco che dalla Svizzera arriva una notizia che la dice lunga sul modo in cui le aziende coinvolte nel progetto intendono tutelare i dati riservati degli utenti che, un domani, decideranno di acquistare, vendere o scambiare libra; si, perché da quello che si viene a sapere da CoinDesk, che ne ha parlato in un articolo a firma Daniel Palmer pubblicato poche ore fa, alla prima comunicazione ufficiale da parte dell’IFPDT (in pratica il commissario federale per la protezione dei dati, l’equivalente del nostro garante per la privacy) contenente una richiesta di chiarimenti in merito al progetto, la Libra Association non avrebbe fornito alcuna risposta, tanto da suscitare una reazione sdegnata dell’IFPDT, che ha, a stretto giro di posta, dichiarato:

“Non avendo ricevuto alcuna indicazione su quali dati personali possano essere elaborati, la Libra Association dovrebbe informarci sullo stato attuale del progetto di modo da darci la possibilità di valutare in che misura siano applicabili le nostre competenze e i poteri di vigilanza che la legge ci riconosce”

Insomma, una dichiarazione che una persona sveglia non decide certamente di cestinare; la libra association, dentro la quale non c’è la sola facebook ma molti colossi sia del denaro di plastica, come Visa e Mastercard, che del denaro virtuale (da paypal a coinbase), per non parlare delle telefoniche (Vodafone, Iliad), è vista con grandi timori dal mondo della politica tanto da essere diventata un caso nel corso dell’ultimo G7. In particolare la possibilità che tutti questi colossi, multinazionali che già di loro valgono miliardi di dollari e controllano una buona parte dei nostri “big data”, possano mettere le mani anche sui nostri dati finanziari e, conseguentemente, grazie agli obblighi antiriciclaggio, procedere a norma di legge alla nostra identificazione non lascia esattamente dormire tranquilli i politici di mezzo mondo. Appare poi quanto meno losco il fatto che la stessa azienda, a distanza di pochi giorni, prima affermi di essere ben disposta a collaborare con le istituzioni, ovviamente precisando durante le audizioni presso il congresso USA di avere sede a Ginevra, e poi rifiuti di fornire ogni tipo di informazione o spiegazione alle autorità svizzere competenti; altro dettaglio che lascia riflettere è che i primi ad intervenire sul caso non siano stati gli enti competenti per quanto riguarda la regolamentazione da un punto di vista economico-finanziario, ma le autorità competenti per quel che riguarda i diritti sulla privacy. Vero è, senza dubbio, che la Svizzera ha una regolamentazione più morbida nei confronti del fintech, anche perché non rientra nello spazio giuridico della comunità europea, ma altrettanto vero è che se la Libra Association desidera operare a norma di legge deve comunque sottostare ai regolamenti svizzeri, a partire da quelli relativi alla protezione dei dati personali, fino ad arrivare, se previsto e necessario, a quelli relativi alla questione dell’operatività da un punto di vista meramente bancario. Insomma, si tratta di iter burocratici che difficilmente si possono espletare in meno di un paio d’anni, soprattutto perché la sensazione è che, al netto degli annunci, la Libra Association di concreto in mano abbia ancora molto poco. Sarà necessario, di conseguenza, almeno un anno solo per avere in mano una moneta funzionante, mentre per l’iter burocratico che le consentirà di emettere realmente questa nuova moneta ci vorranno non meno di 18 mesi; libra, in altre parole, non la vedremo mai sul mercato nel corso del 2020, anno che inevitabilmente andrà via dietro ai vari adempimenti che sono, sostanzialmente, inevitabili. Nessuno si illuda che la Libra Association possa mai iniziare ad operare facendo orecchie da mercante di fronte alle richieste delle istituzioni, lascia anzi alquanto interdetti il fatto che tutte queste aziende abbiano reputato utile e necessario fare tanti proclami già ora, quando di strutturato nel progetto c’è ancora veramente poco, invece di attendere pazientemente e risparmiarsi le pressioni internazionali che provengono dai paesi di mezzo mondo; sicuramente il ritorno, in termini di pubblicità, è importante, e del resto il fatto che tutti i media se ne stiano occupando così tanto dimostra che il tema al “pubblico” interessa, tuttavia non mi pare che le aziende coinvolte in questo progetto ne stiano uscendo benissimo e forse, già ora, potremmo dire che hanno fatto il passo più lungo della gamba. La moneta di facebook, se devo essere sincero, mi ricorda sempre più da vicino google plus, che fu lanciato tra mille proclami, che si disse avrebbe rivoluzionato il mondo dei social e che invece finì miseramente per fallire nel giro di pochi anni; nello specifico, per quanto riguarda libra, c’è persino il rischio che la moneta non veda mai fisicamente la luce, tanto più se la Libra Association continuerà a porsi in questo modo con le istituzioni svizzere. Sarebbe davvero una conclusione esilarante se, dopo tanti proclami, libra rimanesse solo su carta e non nascesse mai, una vera barzelletta oltre che uno schiaffo in faccia a tanti colossi industriali che sembra credano di poter irrompere nel mondo delle valute virtuali dalla sera alla mattina e iniziare da subito a fare la voce grossa, senza rendersi conto che esiste un’industria che li ha preceduti di dieci anni e che gode quindi di un vantaggio competitivo non indifferente rispetto a loro.