Criptovalute: il parlamento tedesco ha iniziato a studiare le CBDC

Nelle ultime settimane ci siamo occupati spesso della questione relativa alla regolamentazione delle cripto in Europa evidenziando come l’UE si stia dimostrando, ancora una volta, completamente inadeguata sotto molteplici punti di vista ad espletare il suo compito naturale, quello cioè di rappresentare una guida per i paesi dell’unione. Abbiamo anche detto che uno dei problemi principali, che ci sta lasciando indietro rispetto al resto del mondo, è che sulla questione si stanno imponendo i francesi, che hanno una visione fortemente retrograda (anche per interessi nazionali, visto che controllano il franco CFA), i quali stanno tentando di ostacolare in ogni modo la nascita di un’industria blockchain degna di questo nome in UE. Tra le alte cose in numerosi post abbiamo evidenziato come i tedeschi stiano tenendo il piede in due scarpe, mostrando una furbizia che in pochi gli avremmo attribuito, sostenendo da un lato gli sforzi francesi per porsi alla guida della regolamentazione europea del mercato mentre dall’altro in casa propria hanno iniziato a premere l’acceleratore studiando le varie opportunità che la tecnologia blockchain offre; in questo modo i tedeschi guadagnano l’ennesimo vantaggio competitivo, portandosi avanti rispetto agli altri partner europei che invece devono confrontarsi con i rallentamenti imposti dai francesi. Non stupisce quindi che i tedeschi, come si è venuto a sapere da un paio di giorni, si siano messi a studiare le CBDC col parlamento federale tedesco che sta lavorando spalla a spalla con la Deutsche Bundesbank per esplorare limiti, opportunità e criticità di questi strumenti. Particolarmente indicativo in questo senso il fatto che circa un mese fa Jens Weidmann (a capo della Bundesbank) sia stato tra i pochissimi sulla scena internazionale ad esprimere il suo apprezzamento per libra, sostenendo che i regolatori non dovrebbero sopprimere l’iniziativa sul nascere come invece sembra che stia accadendo. Mentre quindi gli interessi degli altri paesi dell’unione vengono subordinati a quelli dei francesi i tedeschi, come loro solito, fanno un po’ quello che gli pare; tutto questo esula chiaramente dalla questione criptovalute ed assume una portata più prettamente politica dal momento che sono proprio queste dinamiche ad aver prodotto la retorica sovranista che sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa del progetto europeista. L’ue, per concludere, deve decidere se vuole agire come un corpo unico o se vuole rappresentare solo il campo di battaglia in cui gli interessi dei paesi egemoni trovano vita facile nell’imporsi sugli interessi degli altri partner; la partita sulla regolamentazione delle cripto può rappresentare un’occasione per decidere finalmente e una volta per tutte in quale direzione ci si vorrà muovere. Nel primo caso (quello di un’UE che agisce come una sola entità) ci sono buone possibilità che il progetto europeista sopravviva alla prova del tempo, nel secondo caso (quello di un UE la cui sola finalità è favorire l’egemonia dei paesi fondatori su tutti gli altri partner) possiamo già oggi affermare con ragionevole certezza che il progetto europeo appare inevitabilmente destinato a morire.