Criptovalute: Hong Kong sta insegnando al mondo come si esprime il dissenso e bitcoin diventa arma di protesta

Negli ultimi giorni i tg sono pieni di approfondimenti che riguardano quanto sta accadendo ad Hong Kong, dove milioni di persone si sono riversate in strada per protestare contro la legge che favorisce l’estradizione in Cina; i giovani di Hong Kong ci stanno dando una fantastica lezione su come si esprime il dissenso, dimostrandoci come si possono usare dei semplici ombrelli per difendersi dalle manganellate, come un piccolo gruppo di persone armate di bottigliette d’acqua può facilmente impedire l’uso dei lacrimogeni spegnendoli prontamente appena vengono lanciati, come ci si protegge dalle rappresaglie del governo rendendosi anonimi durante le proteste e, più semplicemente, cosa bisogna fare se si desidera paralizzare l’attività politica di un paese assediando il parlamento. Insomma, roba di questo tipo in Italia non l’avevamo vista neanche negli anni ‘70, quella capacità di mobilitazione e di auto-organizzazione è veramente un caso più unico che raro. Adesso, come riportato da Yahoo finanza nella giornata di oggi, i cittadini di Hong Kong hanno capito che possono usare bitcoin per mettere alle strette il governo; questa gente, non c’è che dire, fa sul serio e non andrebbe sottostimata la loro capacità di imporsi sulla politica con strumenti di protesta che sono nuovi e contro cui i governi non hanno strumenti per difendersi. Si può, anche facilmente, arrestare un leader dissidente, si può reprimere la protesta con la forza, si possono arrestare centinaia di persone per scoraggiare tutti gli altri, ma cosa puoi fare quando la gente decide di affamarti economicamente e di iniziare ad usare una moneta decentralizzata come bitcoin? I nostalgici delle proteste di piazza storceranno il naso ma oggi il dissenso si esprime anche così, comodamente seduti sul divano, semplicemente smettendo di usare i normali circuiti bancari e passando all’uso delle criptovalute; una protesta che, nei fatti, risulta immensamente più aggressiva, efficace e pericolosa per il potere di qualunque oceanica manifestazione di piazza. Va poi considerato che, qualora il movimento di protesta non riuscisse a impedire la ratifica della controversa legge di estradizione, le autorità della Cina continentale finirebbero col vedersi riconosciuto il diritto di chiedere che i tribunali di Hong Kong congelino e confischino i beni delle persone coinvolte nella protesta; è proprio questo, tra i tanti altri, il motivo per cui i volumi di scambio di bitcoin a Hong Kong sono saliti in maniera importante negli ultimi due mesi, oltre che un’arma di protesta, quindi, bitcoin è anche uno strumento utile per difendersi da eventuali rappresaglie.