Criptovalute: due istituti svizzeri ricevono la licenza bancaria per operare legalmente sui mercati

Mentre l’Europa continua a perdere tempo e non sembra avere la minima idea di dove cominciare a regolamentare l’industria blockchain, altrove, ma sempre nel cuore dell’Europa, la Svizzera ci regala una straordinaria dimostrazione di come dovrebbe muoversi una classe dirigente; le autorità elvetiche, infatti, non hanno perso tempo a normare il mercato delle criptovalute, si sono mosse tempestivamente e, adesso, sono nella posizione di raccogliere i primi frutti. E’ notizia di ieri che due società svizzere, Seba Crypto AG e la Sygnum, hanno ricevuto dal FINMA (l’autorità svizzera che vigila sui mercati) le licenze per operare nel settore bancario e in quello dei valori mobiliari; grazie a questa licenza Seba, ad esempio, potrà finalmente lanciare il proprio exchange di criptovalute mentre Sygnum potrà immettere sul mercato le sue offerte di attività digitali, che includono il servizio di custodia e una piattaforma di scambio integrata per le principali valute digitali tra cui Bitcoin (BTC), Ether (ETH) e un nuovo token agganciato al franco svizzero. Chiaramente il fatto di essere attive nel mercato delle cripto non esula le aziende a rispettare la normativa antiriciclaggio, per cui non è che gli svizzeri si siano limitati a rendere legale questo tipo di attività ma lo hanno fatto senza perdere di vista gli obiettivi fondamentali che sostengono ogni nuova norma che debba regolare il mercato finanziario, per cui sostanzialmente il contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento illecito. Gli svizzeri ci dimostrano come sia possibile fare le cose bene e velocemente, nel rispetto delle esigenze di tutti e sostenendo l’economia attraverso l’apertura di nuovi mercati, esattamente quello che nel resto d’Europa (per non parlare dell’Italia) nessuno sembra essere capace di fare; non si capisce, poi, per quale motivo si debbano continuare ad aprire tavoli su tavoli, portando avanti discussioni che sono già state ripetute decine di volte in altre occasioni, invece che limitarsi a scopiazzare quello che fanno i paesi più all’avanguardia. Capisco anche che scopiazzare non sia esattamente il massimo della vita, tuttavia la nostra classe dirigente dovrebbe trovare un po’ di umiltà, comprendere di essere completamente inadeguata al ruolo che ricopre e, non dico di dimettersi in massa, ma quanto meno accettare di copiare quanto prodotto da altri paesi, invece che riunirsi periodicamente per audizioni e incontri che, sistematicamente, non producono mai nulla di concreto. E’ esattamente questo che appare realmente inaccettabile, perché può anche passare che siano persi più di 10 anni di tempo prima di capire che siamo alle prese con una tecnologia rivoluzionaria, passi anche il fatto di aver affossato l’industria blockchain sul nascere, concedendo un vantaggio competitivo enorme agli altri paesi per colpa dei soliti, immancabili vuoti normativi che inevitabilmente caratterizzano l’attività legislativa di un paese la cui classe dirigente invece di fare politica se ne va in spiaggia a ballare, ma ciò che risulta assolutamente intollerabile è l’arroganza con la quale questa stessa classe dirigente, nella sua lapalissiana incompetenza, si rifiuta di sfruttare il lavoro fatto da altri paesi e pretende di farci perdere un altro decennio in attesa che loro si degnino di capire di cosa stiamo parlando ed elaborino lo straccio di una idea in merito a come normare il mercato.