Criptovalute: Brad Sherman contro bitcoin, ma avrebbe dovuto parlare di libra

poloniex

La due giorni di audizioni, proseguita oggi, su libra, la criptovaluta di Facebook, si è rivelata poco più che una pagliacciata; come abbiamo scritto infatti in un articolo pubblicato qualche ora fa nella giornata di ieri le domande poste a Zuckerberg hanno più che altro dimostrato quanto i politici americani siano in realtà impreparati sull’argomento, mentre la giornata di oggi si è rivelata solo un mega spot per la deputata democratica Ocasio Cortez che di tutto ha chiesto conto al CEO di Facebook, tranne che di libra spaziando dallo scandalo Cambridge Analytica alle fake news, passando per l’advertising politico sul social ma senza mai fare neanche una domanda su quello che era il vero oggetto dell’audizione, cioè l’eventuale lancio della stablecoin made in facebook. Prima della Cortez, però, ci aveva pensato nella giornata di mercoledì un altro deputato democratico, noto alle cripto-cronache per le sue sparate, ad andare palesemente fuori tema; stiamo chiaramente parlando del nostro affezionatissimo Brad Sherman, che ci regala, ogni volta che apre bocca, occasioni di grande ilarità. Nel bel mezzo delle audizioni su libra, infatti, il deputato americano non ha trovato nulla di meglio da fare che scagliarsi contro bitcoin, non senza prima precisare, come se ce ne fosse bisogno, che lui non è contro libra ma contro qualunque criptovaluta. Uno dei passaggi più esilaranti nell’ultimo sproloquio di Sherman merita di essere riprodotto in maniera integrale, il deputato, infatti, ha dichiarato che:

“La criptovaluta o non funziona, nel qual caso gli investitori perdono molti soldi, o se raggiunge i suoi obiettivi finisce con l’interferire con il dollaro USA che è praticamente l’unica valuta di riserva al mondo”

In queste poche parole traspare, oltre che una buona dose di idiozia, anche la logica chiaramente imperialista di un deputato che, fino a prova contraria, dovrebbe essere un democratico, in pratica la sinistra statunitense, per chi non si occupa di politica. Secondo il nostro affezionatissimo, quindi, se bitcoin non riesce a mettere in discussione l’egemonia del dollaro allora automaticamente è fallito e chi ci ha investito sopra avrà perso il suo denaro; questa affermazione appare già palesemente falsa ed è sostanzialmente smentita dai primi undici anni di vita di bitcoin che, pur non arrivando mai nemmeno vicino a minacciare il dollaro, ha continuato però sistematicamente ad aumentare il proprio valore. Chi sostiene il contrario, infatti, lo fa guardando l’ultimo massimo e facendo finta di non vedere che però sono i minimi, in questi ultimi undici anni, ad essere crescenti; insomma, si tende a guardare l’andamento del prezzo prendendo come punto di riferimento l’ultimo massimo storico, invece di guardare l’andamento dei minimi. Per quanto riguarda l’egemonia del dollaro sui mercati qualcuno dovrebbe spiegare al piccolo democratico Sherman che intanto tale egemonia, ben lungi dall’essere un diritto divino incontestabile, è in realtà il risultato delle logiche imperialiste che da sempre gli Stati Uniti impiegano a livello geopolitico ed è stata sostenuta, negli ultimi 50 anni, a suon di guerre e pagata col sangue. Insomma, la retorica di Sherman sulla centralità del dollaro potrà, forse, incontrare negli USA, ma nel resto del mondo oramai non attacca più. Sherman poi si ostina a definire le criptovalute in genere e bitcoin in particolare come strumenti utili alla criminalità, usati da terroristi e narcotrafficanti, nonostante tutti i report finanziari dimostrino incontrovertibilmente che solo una piccola parte dei volumi mossi da bitcoin riguarda il malaffare e che la moneta preferita dai criminali di ogni risma è proprio il dollaro; se, come affermano, tutti questi politici fossero davvero così preoccupati della criminalità finanziaria dovrebbero riservare lo stesso impegno che dedicano a tentare di vietare bitcoin a vietare il dollaro americano, la moneta preferita in tutto il mondo dal narcotraffico internazionale, dai venditori di armi, dai signori della guerra, dai pedofili, dai mafiosi e da ogni altro genere di criminale ci possa venire in mente. Forse, però, a persone come il piccolo democratico Sherman non interessa nulla degli affari della criminalità ma solo di salvaguardare lo strapotere statunitense; in tal senso ben vengano i criminali che usano il dollaro nei loro affari, perché non fanno altro che rinforzare questo strapotere, ben vengano le guerre, le morti dei civili, i bombardamenti di donne e bambini inermi, qualunque cosa va bene per i piccoli democratici come Sherman purché rafforzi il ruolo e l’egemonia statunitense a livello globale.