Caos in Cina per la chiusura degli exchange di criptovalute, si susseguono conferme e smentite

Nella giornata di ieri hanno iniziato a circolare voci sulla presunta irruzione della polizia cinese negli uffici di Binance a Shanghai; il primo a darne notizia è stato The Block, che ha citato fonti anonime, la notizia è stata poi rilanciata da cointelegraph e altri siti di settore. Secondo quanto riferito la polizia locale avrebbe chiuso gli uffici della piattaforma di scambio, tanto che i dipendenti di Binance avrebbero continuato la loro attività lavorativa fuori dagli uffici aziendali; il motivo della chiusura riguarderebbero un presunto giro di vite delle autorità cinesi contro le attività che gestiscono la negoziazione di criptovalute. Tale voce circola da tempo, tuttavia fino ad oggi non risulta che le grandi piattaforme di scambio cinesi abbiano subito alcuna sospensione della loro attività; immediatamente molti account e gli stessi siti del settore hanno messo questa notizia in relazione con il crollo delle quotazioni di bitcoin avvenuto proprio ieri e proprio mentre questa voce andava diffondendosi. Mentre Binance si era rifiutata inizialmente di commentare l’accaduto, nella giornata di oggi sono arrivate le prime smentite ufficiali, che sono abbastanza nette e mettono sinceramente in ridicolo chi ha diffuso la notizia; un portavoce dello scambio, infatti, ha dichiarato che in realtà l’exchange non ha alcun ufficio a Shanghai per cui non si capisce come la polizia cinese abbia potuto farvi irruzione, ne tanto meno che cosa abbia chiuso, non certamente uffici che Binance non ha mai aperto.

Lo stesso portavoce, poi, invita chi si occupa di informazione sulle criptovalute a verificare la veridicità di quanto riportato dalle proprie fonti prima di diffondere notizie false; nel frattempo, per fortuna, la situazione è stata chiarita proprio nella giornata di oggi. Il giro di vite è effettivamente iniziato, ma non indiscriminatamente verso tutte le piattaforme di scambio che operano in Cina ma solo verso quelle che lo fanno illegalmente. Le autorità di Shenzhen (una delle capitali cinesi e mondiali dell’industria blockchain), hanno infatti dichiarato di aver identificato una quarantina di scambi che operano in maniera illegale, come riportato dal quotidiano locale Sanyan Finance. E’ quindi in corso una vasta operazione che vede coinvolta la banca centrale cinese, l’ufficio per le indagini economiche locale e l’Amministrazione comunale di Shenzhen per porre un freno ad attività illegali. Tutti i grandi exchange cinesi hanno intanto negato di avere alcun problema con le autorità, alla smentita di binance, infatti, hanno fato seguito quelle di Bithumb e Huobi; lo stesso Changpeng Zhang (CEO di binance) è intervenuto sulla faccenda lodando le autorità ed affermando che:

“Questa è in realtà una cosa molto positiva da fare, ripulire il settore dalle truffe e dai truffatori”

Sulla questione è intervenuta via twitter anche @DoveyWan (che vi consiglio di seguire), che personalmente reputo una delle fonti migliori per tenersi informati su ciò che succede in Cina; la Wan ha infatti riferito che gli obiettivi nell’operazione di polizia sono, molto probabilmente, truffe ponzi collegate al mondo delle criptovalute, che sono molto diffuse a Shenzhen e che stanno diventando oggettivamente un problema.