Blockchain: dall’India un nuovo caso d’uso, verrà utilizzata per bloccare le chiamate commerciali non gradite dai clienti

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E’ veramente difficile per me scrivere un articolo come questo senza entrare in polemica con tutti quelli che, ancora oggi, se ne vanno in giro affermando che la blockchain è una tecnologia inutile; l’ultimo nuovo caso d’uso arriva questa volta dall’India dove la società Tech Mahindra ha dichiarato che implementerà una soluzione di anti-spam per le chiamate commerciali indesiderate che verrà realizzata usando la tecnologia blockchain; a riferirlo è un giornale locale, Business Today, con un articolo pubblicato nella giornata di ieri. Grazie a questa nuova tecnologia, riferisce business today, le compagnie telefoniche indiane potranno conformarsi facilmente alla nuova normativa (la Telecom Regulatory Authority of India che entrerà in vigore nell’ultima settimana di maggio) che impone loro di tutelare gli utenti della telefonia mobile dalle comunicazioni commerciali non richieste. Rajesh Dhuddu, uno dei più alti dirigenti di Tech Mahindra, ha dichiarato che la blockchain, per le sue caratteristiche, si dimostra una tecnologia formidabile per ricucire quel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni governative che, di recente, si sta sempre più incrinando; questa è una tendenza che non riguarda solo l’India ma che ha una portata globale. Se i cittadini, in altre parole, non si fidano più dei loro governi, la blockchain può essere utilizzata per ricostruire la fiducia andata perduta. Mentre ovunque nel mondo si moltiplicano i casi d’uso di questa tecnologia in ambito governativo, non solo per quel che riguarda strettamente l’ambito fintech, ma anche per quanto riguarda, ad esempio, l’ottimizzazione del trasporto pubblico, la trasparenza nelle donazioni a enti benefici o, come in questo caso, la tutela dei consumatori dalle chiamate commerciali sgradite, in Italia siamo ancora in alto mare, non stiamo producendo nulla a parte qualche tavolo dove gli esperti di turno si riuniscono a chiacchierare amabilmente su quale sia il modo migliore per continuare a produrre nulla. Mentre altrove gli sviluppatori sono impegnati a costruire e realizzare infrastrutture, in Italia sembra che i personaggi di spicco in questo settore siano più che altro impegnati nel personal branding; oltre alla solita incapacità della politica di cogliere le nuove opportunità che emergono a livello internazionale, adesso siamo anche alle prese con l’inconcludenza di coloro che si sono imposti a livello nazionale come esperti di questa tecnologia ma che, contrariamente a quanto accade nel resto del mondo, sembrano completamente incapaci di sviluppare qualcosa di concreto e di utile per le persone. Viene quindi legittimamente il dubbio che queste persone più che esperte di blockchain siano esperte nel vendere se stesse; da qui la stasi che vediamo sulla scena italiana, spaccata sostanzialmente in due e divisa tra chi si ostina a blaterare che la tecnologia blockchain serve a nulla e chi la sta usando per affermare se stesso. In tanto il resto del mondo progredisce, noi rimaniamo sempre più indietro, ma la cosa importante, a quanto pare, non è “costruire” ma farsi selfie come se non ci fosse un domani, con pose da rockstar, con tanto di nome e cognome in un ambiente dove, tra le altre cose, la privacy e l’anonimato sono considerati comunemente non solo come qualcosa da difendere ma persino come un bollino di qualità. Anche la blockchain, per concludere, ci dimostra per l’ennesima volta che questo paese, sulla scena internazionale, più che far ridere i polli non sembra capace di fare.