Gli Emirati Arabi all in sulla blockchain, ma per l’Italia è una tecnologia ancora immatura

Blockchain

Con un comunicato stampa diffuso ieri per mezzo dell’Emirates News Agency il ministero della salute degli Emirati Arabi ha confermato il lancio di una piattaforma per la condivisione dei dati sanitari basata su blockchain; lo scopo è di migliorare l’efficienza del servizio sanitario nazionale semplificando la ricerca di informazioni relative alle strutture sanitarie del paese, al personale medico e tecnico, nonché garantire la trasparenza della filiera del farmaco. Intervistato su questa novità Amin Hussein Al Amiri, sottosegretario aggiunto del Ministero della salute e della prevenzione ha dichiarato alla stampa locale che:

“I progetti basati sull’uso della blockchain e dell’intelligenza artificiale svolgeranno un ruolo chiave nel potenziamento delle capacità dei servizi sanitari e nella fornitura di soluzioni mediche intelligenti, in conformità con il Centenario degli Emirati Arabi Uniti 2071 e la sua strategia di sviluppo tecnologico”

Che gli Emirati Arabi Uniti abbiano deciso di investire parecchio sulla tecnologia blockchain e che intendano diventare leader a livello mondiale nello sviluppo di questo genere di piattaforme è cosa abbastanza nota; basti pensare, ad esempio, che attualmente si stima che almeno l’80% delle entità governative negli Emirati Arabi Uniti abbiano già iniziato a utilizzare la blockchain nell’ambito della pubblica amministrazione. Ovviamente le autorità sono perfettamente consapevoli che ci sono numerosi limiti e criticità correlati all’uso di questa tecnologia, ad esempio per quanto riguarda la regolamentazione o le questioni inerenti alla privacy, tuttavia, evidentemente, gli Emirati Arabi sono convinti di poter far fronte a tutte queste questioni man mano che si presenteranno. Mentre in Italia, in una delle tante commissioni di lavoro della camera dei deputati, la tecnologia blockchain viene definita “ancora immatura” (non si sa bene in base a quali standard e in rapporto a cosa) altrove, nel resto del mondo, le autorità governative la considerano evidentemente abbastanza evoluta da iniziare ad integrarla nella vita di tutti i giorni; resta da capire se ad aver ragione sia la classe dirigente italiana o quella dei numerosi altri paesi del mondo che si sono già mossi in direzione dell’integrazione della blockchain nei servizi della pubblica amministrazione, per quanto mi riguarda sono portato a credere che il tempo darà ragione agli altri paesi e non al nostro, dimostrando inoltre che proprio in questo momento l’Italia sta perdendo ancora l’ennesima nuova occasione per rimettersi in piedi. E dire che c’è ancora chi rimpiange quella palla calciata sopra la traversa da Roberto Baggio in una finale dei mondiali di tanti anni fa, mentre qui stiamo letteralmente perdendo il treno per il futuro.