Bitcoin: la svolta cinese sul mining di criptovalute, dal rischio di ban allo sdoganamento

Per anni il mondo delle cripto, e più in particolare per quanto riguarda bitcoin, ha vissuto sotto la costante minaccia che la Cina decidesse di vietare il mining; la cosa ha sempre rappresentato un grande problema perché proprio in questo paese si concentra la larga parte della potenza di calcolo che permette alla rete di funzionare. Adesso, nel giro di appena sei mesi, siamo passati dalla volontà della commissione nazionale per lo sviluppo (la NDRC, un’agenzia di pianificazione economica di alto livello sotto il diretto controllo del Consiglio di Stato cinese) di pervenire alla rimozione graduale dell’industria mineraria dal paese allo sdoganamento di quella stessa industria. Non solo, quindi, la NDRC è ritornata sui suoi passi ma sta per diffondere delle nuove linee guida che regolamenteranno il settore e che entreranno in vigore dal prossimo primo gennaio; da questo ultimo documento, quindi, è sparito ogni riferimento al mining di bitcoin o altre attività di minerarie di criptovalute dalla categoria delle industrie “indesiderate” per la Cina. La versione precedente dello stesso documento, diffusa ad aprile di quest’anno, definiva il mining come il processo di produzione di bitcoin e lo inseriva nella categoria delle attività industriali da sopprimere, raccomandando ai governi locali di eliminare progressivamente il mining di bitcoin dal paese. Chiaramente questa precipitosa marcia indietro va ricollegata alle dichiarazioni pubbliche rilasciate qualche settimana fa dal presidente Xi Jinping che ha infatti dichiarato in maniera netta che la Cina considera l’industria blockchain come strategica e fondamentale per il futuro del paese; dal momento che, come tutti sappiamo, il vero potenziale di questa tecnologia viene estratto proprio dalle criptovalute agganciate alle diverse piattaforme e che la sicurezza di tali reti è garantita proprio dal lavoro dei miners, i quali accettano di fare tale lavoro solo a fronte di un compenso, appariva chiaro a chiunque che le dichiarazioni di Xi Jinping non fossero conciliabili con un contesto di chiusura governativo nei confronti dell’industria mineraria. La Cina, che fa della programmazione economica uno dei suoi principali punti di forza, ci ha messo chiaramente del tempo ma, dopo aver dato vita a un’ampia discussione pubblica sul tema, dimostra di aver finalmente preso delle decisioni e che, conseguentemente, si sta muovendo con rapidità e forza per sostenere la svolta voluta da Xi Jinping. Al netto quindi di tutte le critiche che legittimamente possono essere fatte al modello cinese sul piano economico questo paese dimostra di essere uno dei più evoluti al mondo, con una classe dirigente che ha ampiamente dimostrato le proprie capacità e che noi occidentali, ed italiani in particolare, non possiamo far altro che invidiare.