Appena il 2% delle transazioni bitcoin riguarda operazioni che hanno per oggetto degli illeciti

Bitcoin a 10.000 dollari

Si tratta di uno dei falsi miti più duri a morire, eppure in questi anni di report capaci di smentire questa leggenda metropolitana ne sono stati pubblicati decine, uno più autorevole dell’altro; l’ultimo, in ordine di tempo, è stato prodotto dalla società di analisi Elliptic, in collaborazione con i ricercatori del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) e dimostra in maniera incontrovertibile che quella di bitcoin usato sistematicamente in vari tipi di illecito è solo una bufala. L’analisi di Elliptic e del MIT prende spunto dallo studio di oltre 200mila transazioni per un valore complessivo di 6mld di dollari, arrivando a dimostrare che solo il 2% di queste operazioni riguardava potenziali illeciti; l’analisi, condotta con l’ausilio di un software di apprendimento automatico, è stata anche l’occasione per testare le potenzialità dell’intelligenza artificiale nel contrasto al riciclaggio di denaro. C’è comunque da evidenziare come all’analisi effettuata sia risultato come certamente lecito solo il 21% delle transazioni, mentre la quota più importante (il 77% rimanente) è rimasta non classificata; ovviamente, lo diciamo per onestà intellettuale, in quel 77% potrebbe esserci di tutto. A contribuire a rendere ancora più credibile questo studio, tuttavia, c’è comunque il fatto che una società concorrente di Elliptic (Chainalysis), come scrivevamo qualche settimana fa, ha condotto uno studio molto simile approdando ai medesimi risultati. Il software impiegato, ed era quello che premeva più di ogni altra cosa, ha dato dimostrazione di comportarsi piuttosto bene ed Elliptic si professa molto ottimista in merito al fatto che, un domani, possa diventare uno strumento largamente impiegato nelle indagini sul riciclaggio di denaro. Il motivo per cui, ancora oggi, nonostante tutti questi studi e rapporti dimostrino l’esatto contrario, bitcoin viene definita una moneta particolarmente adatta a coprire attività illecite riguarda il fatto che, all’inizio della sua storia, veniva usato normalmente per gestire le transazioni su silk road, il noto sito su cui era possibile comprare ogni genere di sostanza stupefacente, che però oggi è stato chiuso dalla polizia americana e il suo titolare arrestato; per anni, quindi, la parola bitcoin è stata associata a silk road e da li a diventare la moneta dei criminali è stato un attimo. Oggi, a distanza di oltre dieci anni, continua a sopravvivere questa vulgata di bitcoin utilizzato per riciclare il denaro ottenuto da traffici illeciti, nonostante indagini condotte da imprese e università prestigiose confermino oltre ogni ragionevole dubbio che per riciclare il denaro normalmente i criminali usano valuta fiat e non criptovalute. Mentre nel resto del mondo questa diceria si è un po’ attenuata negli ultimi anni, anche se ritorna periodicamente nelle dichiarazioni dei vari politici, qui in Italia questo luogo comune è ancora piuttosto radicato; speriamo quindi che, anche grazie a studi come quello condotto dal MIT e da Elliptic, presto non sia più necessario dover ritornare ogni volta su questo aspetto della discussione.