Zuckerberg sulle governance digitali regala perle di pura comicità e dimostra ancora una volta di non sapere di cosa stia parlando

(Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)

Se c’è una persona al mondo che ci regala grasse risate ogni volta che apre bocca questa è senza dubbio Mark Zuckerberg; dopo aver contribuito ad allietare l’estate regalandoci perle di comicità col suo progetto di una criptovaluta, la fantastica libra che tanto interesse ha catturato da parte dei media mainstream nonostante fosse un progetto sostanzialmente nato morto (come noi di valute virtuali vi abbiamo spiegato sin da subito) adesso il piccolo Mark torna a regalarci perle di pura comicità parlando di governance. Secondo il fondatore di facebook, infatti, il mondo digitale ha bisogno di regole e supervisione, tuttavia sarebbe auspicabile che tali regole invece che dalle istituzioni provengano dall’autogoverno della comunità. Quello che il piccolo, ma molto ottuso, Mark non dice è che affinché si possibile una governance decentralizzata anche la proprietà deve essere decentralizzata, altrimenti più che di governance bisognerebbe parlare di sondaggi. Mi spiego meglio, non può esserci governance della comunità di facebook per il semplice motivo che se la comunità di facebook decidesse che su questa piattaforma non deve esserci pubblicità la proprietà di facebook si limiterebbe ad ignorare bellamente questa istanza. Le governance decentralizzate sono possibili solo a fronte di una proprietà altrettanto decentralizzata, per cui le parole di Zuckerberg più che nel campo delle analisi ricadono in quello della comicità; il tema, poi, è ancora più grande di così perché non potrà esserci mai alcuna governance decentralizzata di un processo industriale che sia compatibile con la governance statale.

Una comunità, in altre parole, può anche darsi delle regole, ma se tali regole sono difformi a quelle imposte dallo stato ecco che perdono ogni valore. Io posso, ad esempio, aggregare tutti i fumatori di cannabis e stabilire come regola che i minorenni non possono fumare, ma siccome vivo in un paese in cui la cannabis è illegale nessuna governance decentralizzata sarà mai possibile; la stessa identica cosa vale per le criptovalute. Io posso anche, a livello di governance di comunità, stabilire che le regole antiriciclaggio valgono solo per chi movimenta importi superiori ai 100mila euro l’anno, tuttavia questa regola avrebbe valore pari a zero dal momento in cui lo stato prevede che le regole antiriciclaggio vadano applicate a tutti. Non ha quindi alcun senso parlare di governance comunitarie, come ha fatto il piccolo Zuckerberg, se non si collettivizza la proprietà delle piattaforme e, allo stesso tempo, se lo stato non cede a queste nuove reti di cittadini il potere e la facoltà di autogovernarsi. Insomma, e per concludere, ogni volta che il CEO di facebook apre bocca dimostra di avere scarsissimo spessore intellettuale, assoluta mancanza di idee, e totale incapacità in termini di progettualità, tuttavia continua ad essere spacciato dai media mainstream come una persona che sa di cosa parla, quando ha già fornito tonnellate di prove di essere una persona molto misera sotto ogni profilo, incluso quello imprenditoriale. Evidentemente, quindi, ci manca così tanto uno Steve Jobs come punto di riferimento che ci siamo presi il primo tizio che potesse assomigliargli anche solo vagamente e lo abbiamo elevato allo status di guru, peccato solo che il piccolo Mark non valga neanche un’unghia di quanto valeva Jobs.