Blockchain: la principale banca sudcoreana si converte alla catena di blocchi per migliorare la propria operatività

La KB (Kookmin Bank) era censita tra le quattro maggiori banche sudcoreane per valore patrimoniale in Corea del Sud nel 2014 e dati più recenti la pongono attualmente come la principale banca del paese e la sessantesima tra le più grandi al mondo; ha quindi una grande rilevanza il comunicato diffuso ieri dal Korea JoongAng Daily nel quale la KB comunica la propria intenzione di implementare la blockchain per migliorare la propria operatività. La banca ha infatti dichiarato che i vantaggi di questa tecnologia per le istituzioni finanziarie sono innumerevoli e che è necessario impegnarsi per implementare l’infrastruttura blockchain nell’operatività bancaria per poter godere in maniera piena di tali opportunità; che si tratti di emettere finanziamenti, token digitali, servizi di trading o di custodia la blockchain è in grado di rivoluzionare radicalmente l’operatività bancaria e per questo è necessario essere aperti a questo tipo di innovazioni. Tra i primissimi obiettivi che la KB intende perseguire attraverso il ricorso alla catena di blocchi il contrasto al riciclaggio di denaro, il miglioramento dei servizi di verifica e di custodia, nonchè le offerte di token. Interpellato in merito alle nuove strategie che il gruppo intende implementare Lee Woo-yeol, CIO presso KB, ha affermato che:

“Vediamo la blockchain come una grande ondata che rivoluzionerà la finanza in futuro; dobbiamo farci trovare pronti per il momento in cui diversi tipi di risorse si trasformano in token, anche se non sappiamo quando sarà. “

La Corea del Sud è comunemente considerata come uno dei paesi leader nell’industria blockchain, non c’è quindi da meravigliarsi che le banche stiano dimostrando di aver ben chiara quale sia la reale portata di questa tecnologia ed abbiano iniziato ad investire in maniera importante in questi strumenti; la stessa cosa iniziamo a vederla un po’ ovunque nel mondo, in Giappone, ad esempio, ma anche negli USA e persino in Africa dove ormai sta diventando prassi effettuare qualunque tipo di pagamento con token digitali. In questa enorme rivoluzione di portata globale latita, come al solito mi verrebbe da dire, l’Europa, che dopo lo scossone avuto dalla presentazione di Libra continua a restare fossilizzata sulle criticità che questa tecnologia si porta dietro senza considerare pienamente i vantaggi; la lentezza esasperate delle nostre istituzioni (europee e nazionale) finirà col farci restare indietro e quando quella che io chiamo cripto-economia inizierà ad emergere pienamente in sostituzione del vecchio modello il gap accumulato dai paesi UE rispetto ai maggiori paesi al mondo potrebbe essere già divenuto incolmabile, a tal punto che sempre più osservatori ed analisti iniziano a far notare che, avanti di questo passo, quegli stati che oggi consideriamo “terzo mondo” finiranno inevitabilmente per superarci e farci mangiare la polvere. Attenzione a non ricondurre questo tipo di affermazioni a questioni di natura nazionalista o comunque di carattere patriottico, qui il problema è molto più rilevante perché il rischio è che l’Europa diventi progressivamente sempre meno capace di attirare i grandi capitali esteri, indispensabili per gli investimenti e il progresso della nostra società finendo per restare indietro sullo scenario internazionale e perdendo quella centralità che fino ad oggi le era sempre stata riconosciuta; rischiamo, in altre parole, di passare dallo stato di colonizzatori (di cui comunque c’è molto poco di cui andare orgogliosi) a quello di colonizzati, entrando in un’era di declino dalla quale potrebbe rivelarsi molto complicato tirarci fuori.