Perchè le criptovalute scendono? I motivi sono diversi, scopriamoli insieme

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Comprendere perché le criptovalute scendono è una delle prime ossessioni di chi si avvicina al mondo di bitcoin e dei suoi fratelli; il motivo è comprensibile, chi compra per la prima volta questi strumenti, per quanto incuriosito possa essere, non ha piacere all’idea di perdere denaro, di conseguenza tenta di cautelarsi sforzandosi di comprendere alcune dinamiche fondamentali del mercato, ed in primo luogo proprio le dinamiche che possono condurre a un crollo dei prezzi. In realtà questo genere di dubbi deriva dal fatto che spesso chi si avvicina alle cripto non ha maturato alcuna conoscenza di come funzionino i mercati finanziari, in caso contrario capirebbe subito che le dinamiche sono, in linea di massima, le stesse. Per prima cosa, quindi, partiamo dalle teorie di dow che ci insegnano che il mercato, ogni mercato, sconta le notizie, sia quelle positive che quelle negative; ecco perché è importante tenersi sempre aggiornati, perché man mano che una notizia si diffonde tra gli operatori questi agiscono di conseguenza ed arrivare per primi su una news offre un vantaggio competitivo non di poco conto. Nel caso delle criptovalute news che possono scatenare un’ondata di vendite, con conseguente crollo del prezzo, riguardano vulnerabilità, partnership perse e furti perpetrati da hackers; ovviamente l’effetto che queste notizie possono produrre non è sempre lo stesso, non è raro però che notizie di questo tipo provochino la corsa alle vendite. Detto questo ci sono due altri fattori che possono provocare il crollo del prezzo di una criptovaluta, due fattori che hanno a che fare con la psicologia umana e che, più precisamente, riguardano due sentimenti che tutti abbiamo, la paura e l’avidità; questi sentimenti sono generalmente due dei principali motori della volatilità sui mercati. Per quanto riguarda la paura questa può subentrare o a seguito di una news o a causa della rottura di un supporto importante; in entrambi i casi i trader si precipitano a vendere tentando di frenare le perdite e provocando un fenomeno noto come “panic selling” (vendite da panico, in italiano). Quando si verifica un’ondata di panic selling il prezzo di una criptovaluta può crollare di diversi punti percentuali nel giro di poche ore; un fenomeno che non va confuso con la vendita da panico è invece il flash crash, che si verifica quando un singolo operatore vende di botto un volume elevato di monete provocando perdite che possono finire persino col dimezzare il valore di una criptovaluta nel giro di pochissimi minuti. Mentre quando siamo di fronte a un flash crash il prezzo tende a recuperare il proprio valore iniziale in brevissimo tempo, quando assistiamo a un crollo dovuto a panic selling il prezzo può continuare a scendere ancora per giorni prima di invertire la sua tendenza. Un altro sentimento che può far scendere il prezzo delle criptovalute è l’avidità, a causa di due differenti dinamiche; quando il prezzo di una cripto ha avuto un balzo importante in avanti molti trader decidono di consolidare i loro profitti vendendo e provocando così la riduzione del prezzo. Bisogna sempre partire dal presupposto che tutti fanno trading per profitto e che quindi tale profitto a un certo punto va consolidato vendendo; le prese di profitto possono provocare crolli importanti del prezzo e sancire persino l’inversione di un trend rialzista. L’avidità, inoltre, muove il mercato anche in direzione opposta, attraverso la pressione ribassista; quello che succede è che uno o più soggetti che possiedono una grande quantità di una certa criptovaluta comprata a prezzi abbastanza bassi possono decidere di adottare un approccio bearish, costruendo enormi sell wall per intimorire gli altri operatori e disincentivarli a comprare. Quando questo succede (come ad esempio nel caso del bear market bitcoin del 2018), i soggetti che fino a un determinato momento avevano comprato iniziano a vendere nel tentativo di riportare il prezzo più in basso possibile e ottenere la possibilità di aumentare ulteriormente le loro scorte acquistando a un prezzo ridotto. Facciamo un esempio per comprendere meglio di cosa stiamo parlando; immaginiamo che io abbia acquistato 1000BTC al prezzo di un dollaro e che quando il prezzo ha toccato il massimo di 20mila dollari abbia iniziato a vendere. Man mano che io vendo i miei 1000BTC (consolidando profitti da capogiro), favorisco la tensione ribassista a seguito della quale i volumi iniziano a contrarsi; più i volumi si contraggono più io riesco a spingere il prezzo in basso vendendo quantità sempre inferiori di bitcoin. A un certo punto il prezzo arriverà a un punto tale per cui usando la stessa liquidità che ho guadagnato vendendo durante il bear market posso ricomprare più bitcoin di quanti ne abbia venduti; in questo modo avrò aumentato le mie scorte e la mia capacità di influire sul mercato. Ovviamente non basta che un singolo trader metta in atto una strategia del genere per favorire un crollo importante del prezzo, ma quando più soggetti si ritrovano a mettere in campo una strategia simile, semplicemente perché hanno un interesse a farlo (senza quindi che si mettano d’accordo a priori) ecco che vediamo che il prezzo di una criptovaluta scende. Riepilogando, quindi, il prezzo di una cripto può calare per diversi motivi, a causa della circolazione di notizie negative o quando sentimenti come la paura o l’avidità prendono il sopravvento su una quota sufficientemente importante di trader, facendo si che tutti improvvisamente inizino a vendere.