Virgil Griffith si dichiara non colpevole, lo sviluppatore ethereum era stato arrestato lo scorso novembre

Virgil Griffith

Rientrato a New York per partecipare alla prima udienza della causa che lo vede sul banco degli imputati per aver violato l’International Emergency Economic Powers Act Virgil Griffith, tra i volti più noti della comunità di sviluppatori ethereum, si è dichiarato innocente di fronte al giudice Castel (che presiede il tribunale del distretto meridionale di New York); in caso il verdetto lo vedesse colpevole Virgil rischierebbe fino a 20 anni di carcere per il semplice fatto di aver partecipato come oratore a una conferenza stampa in Corea del Nord. Per chi si fosse perso questa brutta storia ricordiamo che Griffith aveva deciso di recarsi comunque a tale conferenza nonostante il divieto esplicito posto dal dipartimento di stato americano; in questo senso lo sviluppatore è stato sicuramente molto ingenuo, gli va comunque riconosciuto di aver avuto il coraggio di non piegarsi a una direttiva che, chiaramente, appare incostituzionale e che limita la libertà di movimento dei cittadini statunitensi. Ricordiamo, infatti, che questa questione è in realtà molto più antica di quanto non si possa credere; durante gli anni della guerra fredda i cittadini statunitensi avevano il divieto di viaggiare a Cuba, tuttavia tale divieto fu giudicato incostituzionale.

Le accuse mosse contro Virgil appaiono chiaramente inconsistenti, non solo perché dire a una persona dove può o non può andare limita palesemente la sua libertà ma perché nulla di tutto ciò che lo sviluppatore può aver detto nel corso della conferenza è in grado di aggiungere anche solo un dettaglio in più a quanto gratuitamente già disponibile online. Virgil, in altre parole, non può aver in alcun modo aiutato i coreani ad eludere le sanzioni per il semplice fatto che se i coreani volessero eludere le sanzioni attraverso l’uso di criptovaluta (cosa che probabilmente già fanno) non avrebbero certo bisogno dell’aiuto di uno sviluppatore americano; i nord coreani, tra le altre cose, sul piano tecnologico non sono esattamente degli scappati di casa, parliamo di un paese che è riuscito a darsi l’atomica, figuriamoci se non riuscirebbe a capire come sfruttare le transazioni su blockchain. Nell’ambito del processo la difesa ha domandato se prima di procedere all’arresto l’accusa avesse interrogato qualche testimone oculare, che in qualche modo supportasse l’impianto accusatorio, probabilmente alludendo a uno sviluppatore italiano, anche lui presente alla stessa conferenza, che si è da subito detto disponibile a testimoniare che Virgil ha solo parlato di tecnologia e non ha mai menzionato nemmeno per sbaglio la possibilità di usare infrastrutture blockchain per eludere le sanzioni. La prossima tappa del processo si sposta adesso al 17 marzo, data ultima che il giudice Castel ha concesso al governo per raccogliere ulteriori prove; continueremo ovviamente a seguire il caso man mano che ci saranno nuovi sviluppi.