Russia: per il governo regolamentare le criptovalute non è una priorità

Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa russa Fontanka nella giornata di ieri, il primo ministro Medvedev avrebbe sostenuto che per il governo russo regolamentare le criptovalute non sarebbe una priorità; il premier avrebbe infatti dichiarato che le cripto stanno perdendo popolarità per cui questo rende meno prioritario per il governo regolamentarle. Queste dichiarazioni arrivano durante la partecipazione a un forum internazionale durante il quale al primo ministro russo sono state chieste informazioni sull’orientamento del paese in merito a bitcoin e criptovalute. La Russia si era mossa per regolamentare il mercato già un anno fa, a maggio 2018, con una legge che avrebbe dovuto regolamentare le risorse finanziarie digitali, approvata dal parlamento è stata poi rimandata alla fase di prima lettura dopo che alcuni esperti avevano segnalato la carenza di definizioni a riguardo di concetti fondamentali come, ad esempio, nel caso del mining. Lascia comunque abbastanza straniti la dichiarazione di Medvedev dal momento che Putin aveva già intimato al governo, un anno fa, di questi tempi, di adottare un regolamento per l’industria delle criptovalute entro l’estate del 2018; una richiesta che, come abbiamo visto, è caduta nel vuoto, tanto da indurre lo stesso Putin a suggerire nuovamente al governo di sbrigarsi a varare una legge in merito, ponendo questa volta come limite ultimo il luglio 2019. Stupisce anche la convinzione del primo ministro russo relativamente a un calo di interesse nei confronti delle criptovalute, anche perché tale dichiarazione arriva proprio mentre il mercato torna a rianimarsi e mentre alcuni report dimostrano come negli usa “bitcoin” sia ormai un termine che sviluppa un numero maggiore di ricerche su google che non “Donald Trump”. Si fa fatica quindi a comprendere da dove Medvedev ricavi le sue certezze, anche alla luce del fatto che nel paese sono già avviate numerose sperimentazioni tese, ad esempio, ad usare la blockchain nell’ambito dello sviluppo delle smart city, per non parlare del fatto che il colosso social VK ha già lanciato una propria valuta. Come sempre, però, tocca notare la tendenza dei governi a voler destabilizzare il mercato; è difficile infatti non notare che mentre il mercato delle cripto era dentro una tendenza ribassista le aperture di credito da parte dei governi si susseguivano con grande regolarità, mentre oggi che il vento è cambiato gli stessi governi sono tornati a fare terrorismo mediatico, spesso anche con dichiarazioni palesemente false o scorrette, proprio come nel caso del primo ministro russo. Senza scadere in logiche complottiste, non conosciamo il motivo di certi comportamenti, ma è impossibile non notarli; che ci sia una qualche strategia dietro credo sia scontato, riuscire a capire dove vogliano andare a parare è molto meno immediato. In ogni caso, come diceva qualcuno, “a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si prende”, per cui il dubbio che sorge spontaneo è che i governi vogliano semplicemente limitare l’afflusso di liquidità nel mercato delle cripto da parte delle persone comuni.