Russia e Bitcoin: Regolamentazione in vista?

Mentre in Cina il governo ha recentemente posto delle restrizioni agli exchanges di valute virtuali, un’altra superpotenza mondiale, la Russia, potrebbe iniziare un processo di regolamentazione del Bitcoin e delle altre criptovalute.

Durante una recente intervista a Bloomberg, il viceministro delle finanze Alexey Moiseev ha detto:

“Lo stato ha bisogno di sapere, per ogni transazione, chi è alle due parti della catena finanziaria. Se c’è una transazione, le persone che la facilitano dovrebbero capire da chi hanno acquistato ed a chi stavano vendendo, come per ogni operazione bancaria.”

Se un procedimento simile dovesse attuarsi, per la Russia sarebbe un totale cambiamento di posizione visto che, nel 2015, si era addirittura pensato di bandire l’utilizzo delle criptovalute e di assegnare pene molto gravi ai trasgressori, si parlava infatti di galera.

La dichiarazione di Alexey Moiseev non è isolata e proprio per questo la notizia è stata presa sul serio. Il vicegovernatore della Bank of Russia (la banca centrale Russa) Olga Skorobogatova aveva già rilasciato delle dichiarazioni a Febbraio sul fatto che le autorità dovessero prendere delle decisioni in merito alle criptovalute entro la metà del 2017. In particolare si dovrebbe decidere se le criptovalute sono da considerarsi come titoli, beni patrimoniali o denaro.

Un terzo personaggio legato all’ambiente bancario Russo, il vice presidente di Alfa-Bank Oleg Legostev ha fatto sapere ulteriori indiscrezioni riguardo a come sarebbe possibile usufruire delle criptovalute. Esse infatti, sempre secondo Oleg Legostev, sarebbero con molta probabilità acquistate tramite conti bancari, sia nel caso di vogliano effettuare degli acquisti online, sia nel caso di investimenti di natura speculativa.

La battaglia della Russia contro il riciclaggio e la fuga di capitali all’estero è chiaramente uno dei fattori principali che potrebbe portare alla regolamentazione delle criptovalute. Ad ogni modo una eventuale regolamentazione costituirebbe senza dubbio un caso di studio per altre potenze mondiali che non si sono ancora pronunciate e tardano a prendere provvedimenti in materia.

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