Regolamentazione delle criptovlaute: Bittrex e lo stato di New York continuano a punzecchiarsi

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Che sarebbe diventata una telenovela l’abbiamo intuito subito quando qualche settimana fa è arrivata l’ufficialità in merito al fatto che bittrex aveva perso la licenza per operare nello stato di New York; le accuse reciproche avevano iniziato a rimbalzare da subito sul web con l’NYDFS che aveva posto in rilievo il fatto che l’exchange avesse rifiutato di adeguarsi a quanto previsto dalla legge nonostante le numerose richieste inviate in tal senso e bittrex che aveva respinto al mittente le accuse tacciando l’istituzione di aver diffuso informazioni errate e di danneggiare gli utenti dello stato invece che tutelarli. Nella giornata di ieri l’exchange è tornato sulla questione dei presunti account nord coreani che avrebbero operato sulla sua piattaforma, affermando che si tratta di un banale equivoco; in pratica almeno un paio di utenti, all’atto della registrazione, avrebbero sbagliato a dare il flag sul paese di provenienza dichiarandosi come cittadini della Corea del Nord. Bittrex afferma di aver fatto numerosi controlli sin dal 2017 su questo tipo di attività analizzando gli indirizzi IP degli utenti e dimostrando così che nessun utente della Corea del Nord ha mai fatto trading sulla loro piattaforma. Ovviamente entrambe le parti restano sulle proprie posizioni e questa storia è ben lontana dal potersi considerare conclusa; attualmente l’exchange ha chiuso le proprie attività nello stato di New York, ma è presumibile che tenterà di recuperare la situazione nei prossimi mesi sfruttando il nuovo orientamento dello stato federale che sembra considerare l’approccio del NYDFS eccessivamente rigido e controproducente per l’espansione del mercato delle criptovalute negli stati uniti. Riesce sinceramente difficile immaginare che Bittrex possa rinunciare ad una piazza così importante come quella di New York, tanto più che la piattaforma continua a crescere ed è ormai stabilmente tra i primi 50 scambi a livello mondiale per volumi; sicuramente gli ostacoli che l’hanno portata ad abbandonare New York rappresentano un freno (anche in termini di immagine) per la crescita dell’azienda, che però sembra orientata ad andare dritta per la sua strada, avendo rifiutato esplicitamente di piegarsi alle richieste provenienti dal dipartimento per le attività finanziarie dello stato di New York. Il braccio di ferro sembra dunque destinato a durare molto a lungo, almeno fino a quando negli USA non subentrerà una normativa federale a fare chiarezza, allo stato attuale delle cose, infatti, il governo federale consente ai singoli stati di regolamentare il mercato delle criptovalute come meglio credono, creando così una serie di paradossi e di difformità; ci sono stati, come New York, nei quali operare con le criptovalute richiede grandi investimenti e adempimenti burocratici impegnativi, a causa di una regolamentazione molto rigida, ed altri stati in cui invece permane una situazione di sostanziale deregolamentazione. Le cose, c’è da scommetterci, non potranno andare avanti così ancora per molto e ben presto il governo federale dovrà prendere una posizione chiara, ancora più chiara di quanto non abbia fatto.