Tether (USDT) è attualmente la più grande stablecoin per capitalizzazione di mercato, e quando ci fu il crollo di UST, la stablecoin di Terra, ha rischiato di perdere anch’essa il suo ancoraggio con il dollaro. Tether però alla fine ha retto l’impatto, superando anche il crash della piattaforma di prestito Celsius Network.

Dopo questi incidenti di percorso che hanno fatto vacillare Tether, il prezzo si è stabilizzato, e il chief technology officer (CTO) ha spiegato ai detentori di questa crypto che la valuta ha continuato a supportare i riscatti. Ora quello che gli investitori vorrebbero sapere è cosa ci si deve aspettare nei prossimi mesi, quali potrebbero essere i movimenti di prezzo di Tether e quali le prospettive entro la fine del 2022.

Ma prima di addentrarci nelle valutazioni riguardanti l’andamento di prezzo di Tether, ricordiamo che si tratta di una stablecoin e in quanto tale mira a far corrispondere USDT a USD, cioè dovrebbe avere un tasso di cambio 1:1. Nel periodo in cui abbiamo assistito al crollo di UST l’ancoraggio con il dollaro è stato intaccato per un breve periodo, con un minimo di 0,9485 toccato il 12 maggio, e un prezzo di cambio medio intorno a 0.,9994 invece della parità esatta e quindi 1.

Ci sono infatti diverse domande a cui è necessario rispondere prima di approfondire l’aspetto delle previsioni sul prezzo di Tether, a cominciare da cos’è esattamente il collegamento USDT, in cosa differisce il protocollo USDT stablecoin da UST, cosa significa per tether il contagio da UST, e alla fine proveremo a capire quali sono le ultime previsioni, alla luce del recente crollo dell’intero mercato delle criptovalute, e della grande instabilità che ne è conseguita.

Sia Tether (USDT) che TerraUSD (UST) sono stablecoin, vale a dire criptovalute il cui valore è ancorato al prezzo di un’altra risorsa o valuta, che in questi casi è il dollaro USA. Le stablecoin di fatto offrono agli investitori qualcosa che le altre crypto non possono offrire, vale a dire la possibilità di detenere crypto ma senza essere esposti alla tipica volatilità del mercato delle valute virtuali, come Bitcoin o Ethereum.

Le connessioni tra l’andamento di Tether e il crollo di UST

Ecco uno dei motivi per cui ciò che è accaduto con TerraUSD è stato particolarmente traumatico, cosa che ha assunto proporzioni ancora più preoccupanti dal momento che si trattava proprio di una delle più importanti tra le varie stablecoin.

Ma in linea generale le stablecoin offrono un certo livello di garanzia circa la tenuta del prezzo, inoltre chi possiede stablecoin ha la possibilità di usarli nelle app di finanza decentralizzata (DeFi) e ciò permette loro di prendere in prestito, prestare e guadagnare interessi.

Restando ancora su UST, ricordiamo che è cresciuta rapidamente fino a diventare una delle più grandi stablecoin dopo USDT e USDC di Tether. Parliamo di una cryto che è gestita da un consorzio di cui fanno parte la società di pagamenti Circle Internet Financial, l’exchange di criptovalute Coinbase e la società di mining di Bitcoin, Bitmain.

Quando parliamo di Terra USD (UST), parliamo di una stablecoin che aveva una capitalizzazione di mercato di 18,7 miliardi di dollari prima del crollo, mentre USDT aveva una capitalizzazione di mercato di 83,24 miliardi e USDC di 53,53 miliardi. Il valore di Tether ha poi subito un duro colpo, in concomitanza con la crisi che ha avvolto l’intero mercato delle criptovalute quando c’è stato il crollo che ha segnato la fine di TerraUSD, con USDT che ha perso qualche miliardo di capitalizzazione di mercato fino a 74,12 miliardi, ed USD che ha retto meglio restando intorno ai 52,78 miliardi di capitalizzazione. Nel frattempo UST è precipitato ad una capitalizzazione di mercato di 1 miliardo di dollari soltanto.

Qual è dunque la principale differenza tra UST rispetto a USDT e USDC? È costituita dal fatto che mentre UST è una stablecoin logaritmica, cioè una stablecoin non collateralizzata, che utilizza algoritmi per mantenere un valore costante, USDT e USDC sono stablecoin collateralizzate.

L’algoritmo UST usava una funzione di scambio on-chain che scambiava 1 UST con 1$ di LUNA, indipendentemente dal prezzo. Questo sortiva l’effetto di incentivo per gli utenti, spingendoli a scambiare UST con LUNA nel momento in cui il suo valore fosse sceso al di sotto di 1 dollaro, e scambiare LUNA con UST se il prezzo della stablecoin fosse salito sopra 1 dollaro, bruciando parte di LUNA e riducendo la sua offerta circolante per sostenere il prezzo. Il resto veniva inviato alla tesoreria aziendale.

Cos’è successo quindi quando la stablecoin è andata in crisi? Facciamo qualche passo indietro, e ricordiamo che la crescita di UST è stata trainata dal protocollo Anchor, che ha pagato ai titolari un interesse del 20% sui depositi. Tuttavia Terra stava sovvenzionando l’interesse del 20% con fondi della tesoreria aziendale. Senza che gli utenti coniassero più UST e spingessero verso l’alto il prezzo di LUNA, Terra non sarebbe stata in grado di sostenere i pagamenti.

Ed eccoci al 9 maggio, quando i trader hanno iniziato a vendere UST per costringerlo a svincolarsi dal dollaro USA. Il prezzo di LUNA è quindi crollato in modo rapido perché le vendite UST hanno creato sempre più LUNA con la conseguente iperinflazione della crypto collaterale.

Abbiamo così assistito al crollo del valore di UST che al 12 maggio era sceso a 0,7934 dollari ed ha continuato a scendere fino a toccare il valore di 0,07601 dollari appena una manciata di giorni dopo, il 19 maggio, mentre il prezzo di USDT/USD nel frattempo si era stabilizzato.

La Luna Foundation Guard, che aveva acquistato Bitcoin in seguito alle critiche secondo le quali il protocollo dual-token non era supportato da garanzie, si è trovata costretta a vendere le sue partecipazioni in Bitcoin nel fallimentare tentativo di stabilizzare LUNA.

Il crollo della stablecoin TerraUSD (UST) ha trascinato con sé, anche se non fino a toccare il fondo, l’intero mercato delle criptovalute, in buona parte anche perché ha minato alla base alcune certezze che molti investitori sentivano di avere fino a quel momento.

Così abbiamo assistito, dopo il tracollo di Terra, ad un complessivo calo dell’intero mercato delle criptovalute, e al drastico calo di Bitcoin (BTC) per via del fatto che oltre 80 mila monete sono state immesse nel mercato in un periodo di tempo molto breve. Anche Tether, come accennato, ha subito un duro colpo in quel frangente, ma questa stablecoin in passato aveva già dovuto affrontare la questione del suo ancoraggio con il dollaro, circa il fatto che fosse o meno completamento coperto dal collaterale.

In passato, e torniamo indietro al 2019, il procuratore generale dello Stato di New York aveva indagato proprio sulla stablecoin Tether, e in quell’occasione era stato affermato che “gli operatori della piattaforma di trading ‘Bitfinex’, che controllano anche la valuta virtuale Tether, si sono impegnati in un insabbiamento per nascondere la perdita apparente di 850 milioni di dollari di fondi combinati di clienti e società “e che almeno da giugno a settembre 2017 la moneta non è stata sostenuta da partecipazioni in dollari USA. Di conseguenza, Tether e Bitfinex hanno raggiunto un accordo per pagare una multa da 18,5 milioni di dollari per risolvere la controversia“.

Tether conserva il suo ancoraggio con il dollaro

Stando a quanto recentemente ha scritto Capital.com a proposito della vicenda che ha visto coinvolta la stablecoin Tether, un’analisi del 12 maggio di Anders Nystee e Mads Eberhardt, analisti della banca olandese Saxo, evidenzia che “secondo quanto riferito, la più grande stablecoin, Tether, ha circa l’85% delle sue riserve in contanti e mezzi equivalenti e il resto in altri asset come obbligazioni societarie e altri token digitali. Tuttavia, Tether ha già affrontato alcune controversie riguardanti la trasparenza sulle sue riserve in dollari, quindi per anni il mercato ha conservato dubbi in merito a quali asset costituissero le sue riserve, e se Tether mantenga effettivamente la riserva piena per sostenere la sua stablecoin”.

“Queste controversie sono probabilmente ciò che allontana gli investitori di stablecoin dall’USDT, in quanto l’evento UST ha rinfrescato la memoria del mercato sulla carenza di trasparenza da parte di Tether riguardo la sua riserva”. Nella loro analisi Anders Nystee e Mads Eberhardt spiegano che Il sell-off di USDT in quell’occasione era avvenuto anche dopo che ol CTO di Tether aveva pubblicato su Twitter che stavano continuando ad onorare i riscatti di USDT a 1 dollaro e che il riscatto di oltre 300 milioni di dollari era stato effettuato nel giro di 24 ore.

L’analisi a tutto tondo sul prezzo di Tether e sulla sua effettiva stabilità che troviamo sul sito Capital.com riporta anche una nota della società emessa due mesi fa, dove si legge che “date le recenti perdite subite dagli investitori UST, molti utenti potrebbero chiedersi se possono fidarsi di Tether USDT. Dal 2015, Tether non ha mai mancato di elaborare una richiesta di riscatto per USDT al valore di 1 dollaro per token USDT. Nell’open market USDT non ha quasi mai deviato nemmeno da quel prezzo, anche se c’è una manciata di casi di breve durata in cui ha deviato su exchange come Binance“.

La nota emessa dalla società prosegue poi spiegando che in questi casi non si è verificata la perdita dell’ancoraggio con il dollaro, o del supporto di riserva, ma hanno evidenziato che gli interessi di vendita sugli exchange eccedevano la loro liquidità limitata sulla moneta.

“Qualsiasi exchange non avrà abbastanza liquidità sui suoi libri contabili per elaborare lo scambio di ogni token USDT in dollari” prosegue la nota “nei casi in cui la liquidità dell’exchange è troppo bassa, gli investitori si rivolgono a Tether per richiedere un rimborso, esattamente quello che è accaduto a maggio. L’11 e 12 maggio, il prezzo di USDT ha deviato dal suo prezzo tipico di 1 dollaro su pochi exchange. Questo ha indotto gli investitori a comprare USDT su quegli exchange con uno sconto e quindi a riscattare quei token USDT con Tether su base 1 a 1“.

Nella stessa dichiarazione leggiamo anche che nel periodo compreso tra l’11 e il 16 maggio 2022 Tether ha elaborato complessivamente 7 miliardi di dollari di riscatti di criptovalute USDT per soggetti verificati.

Nel rapporto di assicurazione trimestrale che la Tether Holdings ha pubblicato il 19 maggio scorso, la società definisce i dettagli delle sue riserve totali. Dall’analisi di questi dati emerge che vi è stata una riduzione del 17% degli investimenti in carta commerciale ed un incremento delle partecipazioni in buoni del Tesoro Usa. Tornando indietro di meno di due mesi vediamo che le attività totali consolidate della società ammontavano ad almeno 82,42 miliardi di dollari, a sostegno della sua capitalizzazione di mercato.

Abbiamo poi un’analisi più recente, che risale per l’esattezza al 4 luglio scorso, svolta da Mads Eberhardt della banca olandese Saxo Bank, in cui vengono messi in risalto i problemi di trasparenza di Tether. Si legge infatti che “Tether non è mai stato particolarmente trasparente riguardo ai fondi che presumibilmente sostengono la sua stablecoin 1 a 1”.

L’analisi dell’esperto di Saxo Bank prosegue ripercorrendo alcune tappe che Tether ha compiuto negli ultimi mesi, partendo dal crollo di TerraUSD che ha determinato la deviazione di Tether dal dollaro fino ad un minimo di 0,97 dollari in quanto gli investitori temevano che avrebbe seguito il destino dell’altra stablecoin. Eppure il clima non era di totale sfiducia, infatti gli investitori hanno deciso di acquistare Tether in borsa con uno sconto per poi riscattarli direttamente su Tether per un dollaro a pezzo.

In questo modo Tether aveva recuperato terreno e ritrovato il suo ancoraggio con il dollaro nel giro di pochi giorni. La sua capitalizzazione di mercato tuttavia ne ha risentito, passando da circa 83 a 75 miliardi di dollari. In seguito la capitalizzazione di Tether in realtà ha continuato a diminuire, fino a toccare la quota attuale che si aggira intorno ai 65 miliardi di dollari. Eppure nonostante tutto è importante notare come Tether non abbia apparentemente avuto alcun problema a riscattare con successo 17 miliardi di dollari della sua stablecoin nel giro degli ultimi mesi.

Tether è quindi a tutti gli effetti un punto di riferimento fondamentale nell’intero mercato delle criptovalute, e nel momento in cui dovesse risultare che Tether non è totalmente supportato, allora per il mercato sarebbe un duro colpo. Non solo, perché vi sarebbero effetti sul sentiment di tutti gli investitori delusi e preoccupati dal fatto che Tether abbia pompato artificialmente i prezzi delle criptovalute scambiandoli con una stablecoin non completamente supportata.

In sostanza l’offerta di Tether risulta essersi notevolmente ridotta negli ultimi mesi, ma nonostante questo l’esperto di Saxo Bank ha notato che i trader continuano a preferire questa stablecoin rispetto ad altre criptovalute simili, con la motivazione che “le coppie di trading quotate in Tether sono spesso molto più liquide rispetto a coppie di trading USDC simili”.

Si tratta quindi di un momento positivo per la stablecoin numero uno per capitalizzazione di mercato? Secondo il CTO di Tether assolutamente sì. Il portafoglio di Tether “è più forte che mai” ha infatti scritto sul suo profilo Twitter Paolo Ardoino appena un paio di settimane addietro.

Crollo di Celsius, Tether liquida le posizioni senza nessuna perdita

Un altro duro colpo che il mercato delle criptovalute ha recentemente subito è stato il fallimento del prestatore di criptovalute Celsius Network che in data 13 luglio ha dichiarato la bancarotta. Celsius è stato una delle vittime del drastico calo dei prezzi che il mercato delle crypto ha registrato nei mesi scorsi, e mentre questa società affondava rischiava di trascinare con sé altre realtà del mercato crypto.

La decisione di dichiarare bancarotta è arrivata un mese dopo che il prestatore ha sospeso i prelievi e i trasferimenti tra i conti dei clienti adducendo come motivazione “condizioni di mercato estreme”. Una notizia tutt’altro che incoraggiante per gli investitori, con effetti che si sono ripercossi anche su Tether che il 13 giugno ha visto vacillare il suo ancoraggio con il dollaro scivolando a 0,9975 dollari. Questo per via del fatto che Tether era esposto a Celsius tramite un prestito denominato in BTC.

Le voci sulla bancarotta di Celsius continuavano a circolare alimentando le paure degli investitori, ma Tether è intervenuta chiarendo fin da subito che i suoi investimenti in Celsius non avevano nulla a che fare con la stabilità e la salute dell’USDT.

“Sebbene il portafoglio di investimenti di Tether includa un investimento nella società, che rappresenta una parte minima del nostro patrimonio netto, non vi è alcuna correlazione tra questo investimento e le nostre riserve o stabilità” si legge in una nota emessa dalla società in data 13 giugno 2022.

Abbiamo poi una dichiarazione più recente, che risale all’8 luglio scorso, in cui la società spiega che il suo accordo di prestito con Celsius ha impedito qualsiasi rischio al ribasso per la sua attività sottostante. In particolare, spiega Tether, il prestito denominato in Bitcon (BTC) concesso a Celsius è stato sovracollateralizzato del 130%, mentre “la decisione di liquidare le garanzie a coperatura del prestito rientrava nei termini originari dell’accordo tra le due entità”.

“Questo processo è stato condotto in modo da ridurre al minimo il più possibile qualsiasi impatto sui mercati e infatti, una volta coperto il prestito, Tether ha restituito la parte rimanente a Celsius come da accordo” dice ancora la società nella nota emessa a inizio luglio, dove viene poi precisato che “la posizione di Celsius è stata liquidata senza perdite per Tether”.

Previsioni sul prezzo di Tether: sarà la prossima stablecoin a collassare?

Per capire cosa aspettarci da Tether, e soprattutto per accertarci che non vi sia un elevato rischio che faccia la fine di TerraUSD, prendiamo in considerazione il parere di alcuni esperti. Vetle Lunde, analista presso la società di ricerca sulle criptovalute Arcane il 16 maggio ha scritto che il calo del valore di Tether al minimo di 0,945 sullo scambio FTX era un “chiaro segnale di picco di irrazionalità e caos nel mercato”.

Riportiamo quindi alcune delle considerazioni che lo stesso Lunde ha svolto in merito a quanto stava accadendo nel mercato delle stablecoin in particolare a metà maggio. “Grandi deviazioni del prezzo USDT dall’ancoraggio di 1 dollaro sono per lo più legate a periodi di stress e liquidazioni di mercato estremi, ovvero periodi con molte opportunità di arbitraggio. Gli sconti di Tether di giovedì hanno creato interessanti opportunità per i fondi con accesso ai rimborsi di Tether, portando probabilmente al calo della capitalizzazione di mercato di Tether. Da allora USDT è tornato al suo peg di 1 dollaro“.

Nell’analisi svolta da Lunde troviamo un riferimento alle “implicazioni di un ipotetico crollo dell’USDT” in cui l’esperto rassicura gli investitori affermando: “non lo riteniamo un evento probabile, occorre molta cautela quando si tratta di saltare sul carro del FUD (Fear, Uncertainty, Doubt) dell’USDT”.

Ma l’analista approfondisce ulteriormente l’aspetto dei rischi connessi ad un possibile crollo della stablecoin Tether sulla falsariga di quanto abbiamo visto accadere con TerraUSD. Nella sua analisi Lunde parte dall’ipotesi di un’improvvisa perdita dell’ancoraggio con il dollaro da parte di Tether, e dell’impatto violento che avrebbe sul mercato nel breve periodo. Secondo l’analista “più del 50% dell’OI (Open Interest) nel mercato dei derivati si basa su garanzie USDT. Un collasso di Tether avrebbe anomali effetti destabilizzanti sul mercato dei derivati. Rispetto al prezzo in USD di BTC, il prezzo di BTCUSDT aumenterebbe al diminuire del valore del collaterale. Controintuitivamente ciò potrebbe portare ad una abnorme compressione short e ad un totale caos nel mercato”.

Questo naturalmente assesterebbe un altro duro colpo al livello di fiducia degli investitori nell’intero mercato delle criptovalute, ma con effetti che secondo lo stesso esperto sono difficili da valutare. Si parla addirittura della possibilità che fondi, market maker e persino alcune Borse vadano incontro al fallimento.

Previsioni dei prezzi di Tether (USDT) 2022-2025

Volendo analizzare in modo più approfondito l’andamento di Tether e stabilire in modo più preciso quali sono le prospettive nel prossimo futuro, partiamo da quanto illustrato nell’analisi fatta a partire dal 14 luglio 2022 dal sito web di previsioni basate su algoritmi Wallet Investor, che prevedeva che il prezzo di Tether rimanesse per lo più ancorato al valore del dollaro nei prossimi 5 anni.

Parliamo in questo caso di una previsione che indica solo lievi variazioni del tasso con un prezzo che oscillerebbe tra gli 0,997 dollari, e gli 1,004.

Abbiamo poi la previsione del prezzo di Tether svolta da DigitalCoinPrice che vede la stablecoin numero uno raggiungere il prezzo medio di 1,30 dollari per tutto il corso del 2022, quindi in netto aumento rispetto al suo ancoraggio a 1 dollaro del 14 luglio.

La stessa previsione sul prezzo di Tether sarebbe valida anche per gli anni seguenti, con lo stesso trend fino al 2025, con la possibilità, secondo gli autori dell’analisi, che la moneta raggiunga una media di 1,92 dollari per quell’anno. E le previsioni di DigitalCoinPrice non si fermano al 2025 ma vanno oltre fino al 2030, quando USDT dovrebbe crescere fino a 4,60 dollari, e tuttavia non è chiaro il motivo per cui secondo la piattaforma il Tether dovrebbe svincolarsi dal dollaro e continuare su un trend al rialzo per il resto del decennio.

Ad ogni modo gli esperti che sviluppano le proprie previsioni basandosi su algoritmi non hanno dato alcuna stima su quello che potrebbe essere l’andamento dei prezzi delle criptovalute nel lungo termine, vale a dire per il periodo che va dal 2040 al 2050. Naturalmente giova ricordare che anche le previsioni riferite agli anni fino al 2030 possono rivelarsi del tutto errate, e nel mercato delle criptovalute che è per sua stessa natura estremamente volatile episodi come il crollo di TerraUSD possono verificarsi in qualsiasi momento ed in modo del tutto inaspettato. Insomma non dimentichiamo che persino le previsioni basate su algoritmi possono risultare completamente inesatte.

Per questo motivo conviene sempre investire solo il denaro che si è disposti a perdere, e prima di fare il primo passo informarsi il più possibile. Per avere dei punti di riferimento consigliamo anche di affidarsi a piattaforme cone eToro (clicca qui per visitare il sito ufficiale) per il trading online, mentre per acquistare e vendere criptovalute come Ethereum, Bitcoin, Tether e molte altre suggeriamo Binance, (clicca qui per andare sul sito ufficiale) uno dei più rinomati exchange su scala globale, in grado di offrire il massimo livello di sicurezza ai propri utenti.

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