Prasos, un broker di criptovalute finlandese, ottiene dall’UE la licenza per erogare servizi di pagamento

L’ufficialità è arrivata venderdì 12 Luglio, per cui da questo momento Prasos, un broker finalndese di criptovalute, è la terza società in Europa a vedersi riconosciuta la licenza per permettere agli utenti della propria piattaforma di scambiare criptovalute con valuta FIAT. L’FSA (l’autorità di vigilanza finanziaria che ha gestito la pratica) ha riconosciuto a Prasos il tanto ambito PIL (acronimo di Payment Institution License), l’ambita licenza che consentirà all’azienda finlandese di offrire la possibilità ai propri utenti di avere un’operatività completa su Coinmotion, la piattaforma di cui Prasos è proprietaria; la notizia è di un certo rilievo perché grazie a questo riconoscimento l’azienda potrà operare anche fuori dai confini della Finlandia in tutti gli altri paesi dell’area UE. Prasos aveva acquisito Coinmotion nel 2016, ma l’importo è rimasto segreto, gestisce anche un secondo exchange, bittiraha, e controlla una rete di bancomat bitcoin (distribuiti però solo sul territorio finlandese); Heidi Hurskainen, CEO di Prasos Ltd, ha comunicato la notizia accompagnandola con la seguente dichiarazione:

“Il processo di acquisizione della licenza è durato quasi un anno e mezzo, durante il quale la legislazione è diventata più chiara. Abbiamo lavorato duramente per sviluppare il nostro business e migliorare i processi aziendali, sono davvero felice di aver raggiunto questo obietivo e di aver ottenuto la licenza per operare nei paesi dell’area UE. ”

Tutto questo è stato possibile perché la Finlandia si è dotata di un quadro normativo ad hoc, entrato a vigore a maggio 2019, che consente a Prasos di registrarsi presso l’FSA come fornitore di servizi di pagamento in valute virtuali; prima di questo, infatti, come dichiarato da uno dei massimi dirigenti dell’azienda, Henry Brade (che presiede il consiglio di amministrazione), Prasos aveva avuto diversi problemi con numerose banche ed era incorsa nella chiusura dei propri conti corrente, adesso, invece, grazie alla licenza appena ottenuta, hanno potuto aprire un conto presso una banca finlandese la cui sottoscrizione, a quanto pare, potrebbe essere propedeutica a una maggiore collaborazione con lo stesso istituto bancario in un prossimo futuro.

Le cose, quindi, anche se a rilento, si muovono anche in Europa, con buona pace dei tentativi francesi di arginare la crescita dell’industria blockchain in virtù dei timori, probabilmente pretestuosi, che le criptovalute possano finire con l’agevolare il riciclaggio di denaro e rafforzare i mercati illeciti nel continente; come abbiamo avuto modo di spiegare in un altro articolo, invece, le rigidità della Francia si spiegano più facilmente col timore, questo si concreto, che una diffusione delle criptovalute a livello mondiale possa coincidere con una riduzione della propria capacità di influenzare le politiche delle ex colonie che, ancora oggi, per la propria economia usano una moneta, il franco CFA, che è sotto il controllo diretto della banca centrale francese.

Nonostante gli sforzi, quindi, appare chiaro sin da ora che il paese attualmente guidato da Macron non riuscirà ad imporre le proprie politiche ne a livello europeo, ne ancor meno a livello globale; è ormai diventato comune, infatti, che non passi G7 o G20 senza che i francesi non tentino di convincere, con risultati sempre più scarsi, gli altri paesi della necessità di procedere a un ban globale delle criptovalute, un’idea che, però, non sembra accogliere i favori delle maggiori economie mondiali non fosse altro perché, come noto, si tratta di paesi che hanno fatto già parecchia strada nell’integrare le monete decentralizzate nei rispettivi ordinamenti.

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