Secondo quanto riportato dal Financial Times Meta, la società madre di Facebook, sta esplorando altri tipi di token per il metaverso che sta costruendo

Quando Meta non esisteva ancora, Facebook aveva tentato il lancio della sua criptovaluta, inizialmente chiamata Lybra, poi ribattezzata Diem, e successivamente messa da parte come un qualsiasi progetto partito male.

Ora, dopo il fallimento della stablecoin Diem, la società proprietaria di Facebook, Meta, stando a quanto riferito da vari media, sarebbe interessata alla creazione di token da utilizzare all’interno del suo metaverso.

A riportare la notizia è anche il Financial Times, che riferisce di come Meta stia esplorando un token in-app centralizzato il cui funzionamento è simile a quello di ROBUX per il gioco Roblox. Quindi stiamo parlando di un token che non è esattamente una crypto, e sempre stando a quanto riportato dal FT, alcuni membri dello staff di Meta si riferiscono a questi token come “Zuck Bucks”.

In cantiere token social, reputation token e creator coins

Il Financial Times, citando fonti aziendali e fonti anonime, descrive anche alcuni progetti che sarebbero in cantiere, come token social, reputation token e creator coins. Nessuna certezza però in merito a questi progetti che, come il FT stesso evidenzia, sono ancora in stato embrionale, e “potrebbero cambiare o essere abbandonati”.

Quando parliamo del metaverso parliamo di una versione immersiva di internet che incorpora realtà virtuale e realtà aumentata. Un’idea che abbiamo visto prendere forma in opere cinematografiche come Snowcrash e Ready Player One, che ci propongono un mondo online che somiglia e sembra più simile al mondo reale, seppur coi suoi elementi fantastici.

La corsa per la costruzione del metaverso è già iniziata, e sebbene questo stesso termine suggerisca qualcosa di onnicomprensivo, le aziende Web3 stanno andando avanti con una versione open source del metaverso che, stando a quanto affermano, procede in maniera separata rispetto al lavoro svolto da Facebook.

Meta una “minaccia” per un metaverso aperto?

Il presidente esecutivo della casa editrice di giochi e società di venture capital Animoca Brands, Yat Siu, ha parlato di Meta come di una “minaccia” per un metaverso aperto quando ha rilasciato alcune dichiarazioni sul tema nel mese di ottobre.

Successivamente, a gennaio, parlando ancora con Decrypt, Siu ha rincarato la dose affermando: “Facebook sta cercando di costruire un metaverso chiuso, uno in cui controllino i dati e gli effetti di rete che derivano dai dati, quindi quello che stanno costruendo, più che concorrenza rispetto a quello che stiamo facendo, si può definire antitetico”.

Una critica che tuttavia non ha fermato Meta. Il progetto va avanti e il Financial Times riferisce infatti che la società sta pianificando un progetto pilota per maggio per una funzione di pubblicazione NFT, riferendo che da un documento interno si evincerebbe che Meta sta valutando la possibilità di monetizzare le risorse basate su blockchain con “commissioni e/o pubblicità”.

Gli NFT sono un ingranaggio fondamentale nella maggior parte delle versioni del metaverso. Il capo del metaverso di Polygon, Brian Trunzo, ha infatti dichiarato a tal proposito a febbraio che “tutto ciò che può diventare un NFT diventerà un NFT”, ad indicare l’importanza che i toke non fungibili ricoprono nel sistema del metaverso.

Quale sarà la valuta del metaverso di Facebook?

In ogni caso l’interazione tra le persone, e gli NFT, nel metaverso richiederà sempre una valuta, ma dal momento che il progetto Diem, nato con il nome di Lybra, è stato definitivamente accantonato, Meta dovrà trovare una valuta diversa.

Molti ricorderanno l’annuncio nell’estate 2019 del progetto della stablecoin di Facebook, che dopo diverse battute d’arresto soprattutto in termini di problemi normativi, si è definitivamente arenato. All’inizio del 2022 infatti le risorse rimanenti nel progetto e la proprietà intellettuale sono state cedute alla banca Silvergate, notoriamente inserita nel mercato delle criptovalute.

Che Meta possa nuovamente lanciarsi in un progetto simile a quello di Diem è estremamente improbabile oggi, infatti il Financial Times riferisce che: “gli addetti ai lavori stanno ora cercando di trovare un modo meno regolamentato per offrire una valuta digitale, e un token digitale che non si basa sulla blockchain sembra al momento l’opzione più interessante”.

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