L’industria delle criptovalute manca di trasparenza, a sostenerlo il fondatore di Messari

Blockchain

Ryan Selkis, fondatore di Messari (noto e affermato fornitore di dati statistici su bitcoin e criptovalute), ha dato vita a un’interessante discussione su twitter affermando che le maggiori aziende attive nell’industria delle criptovalute risultano essere carenti sotto il profilo della trasparenza; tra i vari team tirati in ballo da Selkis abbiamo aziende di primissimo piano nell’eco-sistema crittografico come Tezos, Chainlink, Bitfinex e piattaforme come, Ripple, EOS, Tron, Binance, Stellar e Tether. Mentre risulta tutto sommato comprensibile l’allusione a determinate aziende non si capisce però perché Selkis abbia tirato in ballo anche piattaforme come Litecoin ed Ethereum che neanche hanno una forma aziendale; ovviamente le sue affermazioni hanno suscitato non poco clamore e, di conseguenza, lo stesso Selkis è dovuto ritornare sul tema specificando meglio a quale tipo di trasparenza si riferisse. Secondo il fondatore di Messari, quindi, quasi nessuna delle aziende e delle piattaforme citate condivide pubblicamente la gestione dei fondi e i processi decisionali della governance; Selkis afferma che è necessario fornire quelle informazioni per consentire agli utenti di investire in maniera consapevole, ma appare chiaro che c’è un interesse personale dietro questa richiesta.

Fornire dati e informazioni di quel tipo è infatti il core business di Messari, per cui sostanzialmente Selkis sta chiedendo che le piattaforme e le aziende condividano più dati a beneficio di Messari, per farlo ha accampato pretese di trasparenza, probabilmente nel tentativo di coinvolgere la comunità. Il modo in cui progetti come Litecoin ed Ethereum gestiscono i propri fondi, del resto, è noto, così come lo è a riguardo di aziende come ripple o tron; è comunque sicuramente vero quanto affermato da Selkis nel momento in cui scrive che la trasparenza è questione di volontà, non di tecnologia ed è altrettanto vero che alcune delle aziende menzionate (ad esempio bitfinex) hanno sempre agito in maniera opaca, tuttavia mi pare quanto meno ingeneroso mettere bitfinex sulla stessa barca di binance. Per carità, anche Chanpeng Zhao non è stato esente dalle critiche della comunità e sicuramente in molte occasioni si è trincerato nel più assoluto silenzio, evitando le richieste di chiarimenti che da più parti venivano avanzate, ma da qui ad equiparare i comportamenti di binance a quelli di bitfinex ce ne passa e neanche poco; insomma, sicuramente le aziende dello spazio crittografico possono fare ancora molto in termini di trasparenza, ma la situazione non è neanche così drammatica come invece parrebbe dai tweet del fondatore di Messari.