Le indagini sul furto di 7000 bitcoin dai conti binance portano i primi risultati

Iniziamo col dire che, normalmente, quando un exchange così rilevante come binance subisce un furto talmente importante (parliamo di circa 42mln di dollari) i mercati tendono a reagire male; ha quindi meravigliato molti osservatori il fatto che proprio nella giornata di ieri il prezzo di bitcoin abbia rotto la soglia psicologica dei 6000$, come a dimostrare che ormai gli investitori non sono più preoccupati dai furti che possono colpire un exchange. Si tratta di un segnale di grande forza da parte di tutto l’ecosistema delle criptovalute, che dimostra bene quanto il mercato sia maturato negli ultimi anni; se in passato l’insicurezza e l’incertezza rispetto alla possibilità che bitcoin sopravviva alla prova del tempo emergevano immancabilmente ogni volta che una grande piattaforma di scambio subiva un attacco hacker, adesso tutto questo sembra essere completamente evaporato e gli investitori sembrano aver conquistato solide certezze rispetto al fatto che questo mercato è destinato davvero a durare nel tempo, cambiando radicalmente il nostro concetto di denaro. Nella giornata di ieri il CEO di Binance Changpeng Zhao ha dato vita a un sessione di domande e risposte su Twitter nella quale ha affrontato le preoccupazioni della comunità per quanto riguarda la sicurezza, affermando che si sta pensando a una riorganizzazione dei processi interni alla piattaforma, per fare in modo di rendere la vita degli hacker più difficile, visto che oramai gli attacchi informatici (non solo a binance ma in generale) si stanno facendo sempre più frequenti. Intanto iniziano a filtrare le prime informazioni sul furto avvenuto il 7 maggio a seguito dell’apertura dell’indagine interna alla quale stanno partecipando alcuni dei maggiori esperti del settore. Sembra che i fondi rubati siano attualmente stati spostati su 7 indirizzi ognuno dei quali custodirebbe circa 1000BTC. La società di anti-riciclaggio e antiterrorismo Confirm ha riferito che la sua analisi mostra come 1.227 BTC siano poi stati spostati verso due nuovi indirizzi, uno con 707 monete, l’altro 520; le indagini, quindi, non si limitano a tentare di comprendere in che modo sia stato possibile sottrarre quei fondi dai portafogli a caldo di binance, ma sta seguendo lo spostamento delle monete nel tentativo di identificare il responsabile del furto. Come continuiamo a ripetere ogni volta che ne abbiamo l’occasione, infatti, Bitcoin non è anonimo e quindi continuando a tenere il fiato sul collo dei criminali informatici che hanno dato vita al furto di due giorni fa è verosimile che, presto o tardi, si riesca a risalire alla loro identità. Non basta, infatti, sottrarre i bitcoin dai portafogli degli utenti, ma bisogna poi trovare il modo di ripulire quelle monete altrimenti non appena si proverà a cambiarle o a venderle il rischio di essere identificati è molto alto. Se non altro, in questo modo, si rende la vita difficile ai ladri, che in questo momento dispongono di una vera fortuna (7000btc valgono appunto più di 40mln di dollari, una cifra enorme), ma non possono spenderla senza rischiare di essere identificati. Intanto i detrattori hanno sfruttato l’occasione per riprendere a screditare il mondo delle criptovalute, con il premio Nobel Joseph Stiglitz che ha colto la palla al balzo per ribadire nuovamente la sua convinzione che sia necessario “chiudere” le criptovalute; il premio nobel, però, dimostra ancora una volta di non avere la minima idea di cosa parla, di non conoscere il mercato e di parlare più per effetto dell’astio che con cognizione di causa. Intanto, come abbiamo più volte ribadito, essendo quasi tutte le principali cripto decentralizzate non si può “chiudere” proprio un bel niente, non stiamo parlando, in altre parole, di un’azienda presso la quale si può inviare la pubblica sicurezza a mettere i sigilli alla sede legale. Bitcoin, ad esempio, ha più di 10mila nodi attivi sparsi per il mondo, cosa avrebbe intenzione di proporre Stiglitz? Mandare i droni a bombardare le abitazioni presso cui risultano attivi tali nodi? In secondo luogo, mentre i detrattori continuano ostinatamente a sostenere che i governi dovrebbero vietare le criptovalute (evitando accuratamente di spiegare come dovrebbero farlo), lo scenario a livello globale va in direzione esattamente contraria, con sempre più paesi che stanno regolamentando e legittimando il mercato delle criptovalute. Ovviamente i giornali italiani preferiscono dare copertura alle affermazioni sconclusionate di un premio nobel che informare i lettori sui progressi che il mercato delle criptovalute sta facendo (come abbiamo scritto oggi, ad esempio, un’azienda bielorussa ha di recente aperto all’opportunità di comprare titoli di stato usando bitcoin ed ethereum, il tutto, ovviamente, a norma di legge), alimentando falsi miti, inesattezze e mistificazioni di ogni tipo su un mercato che tutti coloro che sono riusciti a comprendere la tecnologia definiscono trainante per l’economia mondiale nel prossimo futuro.