Le criptovalute non mettono a rischio la stabilità dei mercati finanziari, a dirlo la banca centrale tedesca

Durante una conferenza stampa tenutasi al parlamento europeo, il rappresentante presso le istituzioni comunitarie della banca centrale tedesca e membro del comitato esecutivo della Deutsche Bundesbank, Burkhard Balz, ha dichiarato che le criptovalute non rappresentano un pericolo per la stabilità dei mercati globali; con questa affermazione la Germania pone una distanza profonda tra se e larga parte dei paesi del blocco occidentale. Non è un caso che questa dichiarazione arrivi proprio questa settimana, dopo che, come abbiamo scritto in un post di qualche giorno fa, i partiti di governo tedeschi hanno dichiarato di voler puntare fortemente sulla tecnologia blockchain; quanto affermato dal rappresentante della banca centrale, quindi, andrebbe inteso come il sostegno della massima istituzione economica del paese alle politiche che, con ogni probabilità, il governo tedesco si appresta a porre in essere. Balz, nel suo intervento, non ha negato che possano porsi alcuni limiti e lacune qualora gli asset crittografici non siano sottoposti ad adeguata regolamentazione e nel caso in cui sfuggano agli standard internazionali che regolano l’attività finanziaria globale, tuttavia rimarca come non esista, a suo parere, un rischio sistemico per i mercati e per la stabilità monetaria. Questa dichiarazione, che è stata bellamente ignorata dai maggiori organi di stampa del nostro paese, è in realtà estremamente rilevante perché segna chiaramente una prima spaccatura dell’asse franco-tedesco che, fino ad oggi, era sembrata estremamente saldo; come i nostri lettori sanno bene, infatti, la Francia è uno dei principali detrattori mondiali delle criptovalute e sta impegnandosi fortemente per imporre ai paesi dell’area UE la propria linea, estremamente rigida, in fatto di regolamentazione del mercato crittografico. Per inquadrare al meglio le posizioni francesi dobbiamo partire dal presupposto che la loro banca centrale controlla una moneta che, attualmente, viene usata da diversi paesi africani (il franco CFA, duramente attaccato dal governo italiano negli ultimi tempi), un sistema che è chiaramente messo sotto attacco dalla crescita delle criptovalute che potrebbero facilmente sostituire questa valuta in quei paesi che la adottano radendo al suolo l’influenza francese nel continente africano non solo in termini economici ma, soprattutto, da un punto di vista geopolitico. D’altro canto le antipatie che l’euro sta calamitando in numerosi paesi europei, primi tra tutti quelli che hanno maggiormente patito le politiche di austerità, non può che calamitare l’interesse dei rispettivi governi nei confronti delle criptovalute che, inevitabilmente, iniziano ad essere viste come l’alternativa più semplice ed economica all’uscita dall’euro. Gli stessi tedeschi, in tempi più recenti, iniziano a guardare con spirito critico alle politiche comunitarie, guarda caso proprio nel momento in cui la loro economia ha iniziato a rallentare e, soprattutto, perché il loro gigantesco surplus commerciale non verrà tollerato ancora molto a lungo dalla commissione UE che ha ripetutamente invitato il governo tedesco a ridurre le sue esportazioni e ad aumentare gli investimenti pubblici. Dopo che la brexit ha minato alla radice la stabilità dell’unione europea, sdoganando la possibilità per i vari paesi di uscire dall’UE, le criptovalute sembra abbiano aperto una nuova crepa nella stabilità delle istituzioni comunitarie, una stabilità che, come tutti sanno, s’era fino ad oggi retta sull’asse franco-tedesco; la solidità di quest’asse, attualmente, sembra però adesso essere messa in discussione proprio dai diversi orientamenti che i due paesi esprimono relativamente al mercato delle criptovalute.