Le banche guardano alle criptovalute: dopo JPM la prossima a tentare l’avventura blockchain potrebbe essere Goldman Sachs

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La nascita di JPM coin (la criptovalute annunciata da JPM) ha scosso la comunità dei bitcoiners che si è vista la banca, che per anni era stata tra i principali detrattori della tecnologia blockchain, passare dall’altro lato della barricata e annunciare il lancio di una propria cripto; oggi, come riportato dal quotidiano francese Les Echos venerdì scorso, il CEO di Goldman Sachs, David Solomon, ha dichiarato che anche GS starebbe valutando la possibilità di seguire la medesima strada di JPM e sta valutando l’emissione di una propria criptovaluta. Goldman Sachs, per bocca del suo stesso CEO, conferma inoltre che la banca sta guardando con grande interesse al fenomeno della tokenizzazione e alle stablecoin; nell’intervista rilasciata a Les Echos, infatti, si può leggere che:

“Tokenizzazione e stablecoins sono la direzione che il sistema dei pagamenti prenderà nel prossimo futuro”

Ci fa piacere che anche i CEO delle grandi banche ci siano arrivati, perché questi sono concetti che nella comunità delle criptovalute ripetiamo da anni; anche per quanto riguarda la crittografia come tecnologia per migliorare la privacy finanziaria degli utenti Solomon dichiara che rappresenta un cambio di paradigma ormai imminente ed evidenzia come i governi di tutto il mondo, al netto delle dichiarazioni pubbliche, stiano osservando con grande attenzione questo fenomeno per comprendere come impatterà sull’analisi dei flussi di denaro. Tutto questo dimostra chiaramente che siamo in una fase di transizione, il che spiega perché ci capita così frequentemente di commentare dichiarazioni agli antipodi tra loro dai massimi dirigenti di banche e governi; sia gli stati che il mondo bancario sono attualmente divisi in due fazioni, tra chi si rende conto che non c’è modo di arrestare questa tecnologia e chi continua a cullare il sogno naif di poterle mettere un freno. La verità è che col passare del tempo anche i detrattori più accaniti si stanno progressivamente rendendo conto che, come si dice in questo ambiente, “non esiste il tasto disinventa”, per cui a prescindere dalla bontà o meno di questa rivoluzione tecnologica occorre prendere atto che blockchain e criptovalute ormai esistono e non si può più tornare indietro. Personalmente non sono un “ottimista tecnologico” e non penso che ogni innovazione tecnologica sia necessariamente positiva; penso invece che anche le criptovalute, così come qualunque altra innovazione tecnologica, possano avere un impatto sia positivo che negativo sulla vita delle persone. La storia dell’umanità è disseminata di esempi in questo senso, prendiamo l’energia atomica, puoi usarla per produrre elettricità o per costruire bombe, la polvere da sparo puoi usarla per i fuochi d’artificio o per produrre armi, persino la ruota, storicamente, ha consentito di trasportare più facilmente le merci, ma anche di costruire letali carri da guerra la cui efficienza in battaglia si rivelava spesso fondamentale per la vittoria. Con le criptovalute e la blockchain è la stessa cosa, con la medesima tecnologia è possibile costruire sia una distopia fondata sul controllo di massa delle persone (annientando ogni forma di privacy) sia una splendida utopia, capace di demolire le strutture gerarchiche che regolano i sistemi complessi e di rimettere le persone comuni al centro del mondo grazie alla decentralizzazione. La tecnologia, per concludere, non è mai ne buona ne cattiva, ma che sia buona o cattiva dipende strettamente dall’utilizzo che decidiamo di farne.