Le Bahamas emetteranno la loro criptovaluta di stato entro il 2020

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La banca centrale delle Bahamas (CBOB) ha firmato un accordo con NZIA.io per arrivare all’emissione di una criptovaluta di stato entro il 2020; a riferirlo è l’agenzia di stampa Nassau Guardian con un articolo pubblicato nella giornata di ieri. All’iniziativa, che prende il nome di “project sand dollar” partecipa anche la società di sviluppo software Zynesis, con sede a Singapore e l’idea è quella di realizzare un sistema di pagamento integrato che sia funzionale e semplice da usare tanto per le imprese quanto per i cittadini. Lo scopo è ovviamente quello di ridurre l’uso del contante con tutto ciò che ne consegue in termini di opportunità di controllo sulle transazioni e lotta all’evasione; non è ancora noto quali delle isole che compongono l’arcipelago saranno deputate a far partire il test ma l’intenzione, secondo quanto afferma John Rolle (il governatore di CBOB) è di superare rapidamente la fase di test di modo da estendere l’uso di questa nuova forma di pagamento a tutto il paese entro l’anno prossimo. La notizia era attesa da tempo anche perché la banca centrale delle Bahamas aveva già comunicato l’intenzione di muoversi in questa direzione nel 2018, quando per la prima volta rivelò l’esistenza di un piano che puntava a introdurre una valuta virtuale garantita dalla CBOB. Nonostante i paesi dalle economie più forti (come ad esempio la Germania) continuino a mettere in guardia la comunità internazionale, per bocca dei rispetti presidenti delle banche centrali, sul rischio di introdurre CBCD (acronimo che indica appunto delle criptovalute garantite dalle banche centrali) affermando che questo potrebbe destabilizzare pesantemente gli istituti di credito, appare chiaro a tutti che proprio i paesi caratterizzati da economie più deboli sono anche quelli che hanno maggior interesse all’introduzione di questi strumenti. Sono proprio i paesi più poveri quelli che presentano anche la più alta presenza di soggetti non bancabili e i costi di apertura e gestione dei conti corrente più esosi, di conseguenza l’introduzione di CBCD in questi paesi non può che essere vista come un’opportunità per favorire la crescita economica in aree che sono economicamente depresse facilitando l’ingresso delle piccole imprese sui mercati globali. Tutto questo dimostra per l’ennesima volta come l’aspetto più rilevante della cripto-economia sia proprio quello geopolitico, prima che quello finanziario; le criptovalute, infatti, sembrano poter produrre un cambiamento tale da ridisegnare gli equilibri geopolitici sullo scacchiere internazionale ed ecco spiegato perché le potenze mondiali (Cina, USA, Russia ed Europa) guardano con così tanta diffidenza a questo mondo che invece incontra le simpatie di quei paesi caratterizzati da un’economia più fragile. Come scrivevamo qualche settimana fa, per concludere, sono almeno una quarantina i paesi del mondo che stanno lavorando all’emissione di una criptovaluta di stato garantita dalle rispettive banche centrali, di conseguenza è ormai solo questione di tempo prima che tale tendenza si allarghi anche a tutti gli altri paesi del mondo.