In Giappone le criptovalute non sono un rischio per la stabilità finanziaria, ma l’occidente non lo sa

Mentre in occidente ci strappiamo i capelli e facciamo terrorismo mediatico per l’eventuale (molto eventuale) lancio della criptovaluta di facebook (libra) che ancora però rimane solo sulla carta in Giappone, paese enormemente più serio di qualunque altro stato di quelli facenti parte del blocco occidentale, Line, colosso della messaggistica locale che ha un’influenza nel paese perfettamente sovrapponibile a quella di facebook in occidente, continua ad investire pesantemente sul mercato delle cripto. La cosa esilarante è che il Giappone si è dato già una normativa di riferimento per il settore, anche piuttosto rigida, cosa invece che qui in occidente non abbiamo fatto tanto che (in Europa come negli USA) rimangono ancora enormi vuoti legislativi. Nonostante la rigidità dei regolamenti giapponesi proprio la chiarezza normativa ha permesso alla LVC corporation (la multinazionale che controlla Line) di entrare prepotentemente sul mercato delle cripto con una moneta di proprietà (Link, anche lei sostanzialmente sovrapponibile a Libra) e con un exchange di proprietà (BitMax) su cui tale moneta vien scambiata già dall’ottobre del 2018; tutto questo, proprio a causa della rigida regolamentazione giapponese, è avvenuto in un primo momento all’estero, mentre è notizia di qualche giorno fa (diffusa con un comunicato stampa lo scorso 30 Gennaio) che, finalmente, a partire dal prossimo aprile, Line potra avviare le negoziazioni di Link anche in Giappone.

Questa notizia arriva a distanza di qualche mese dal lancio nel paese dell’exchange, per avviare il quale LVC ha dovuto aspettare di ottenere una licenza dalle autorità finanziarie locali (cosa avvenuta lo scorso settembre). Con il lancio ufficiale di Link in Giappone LVC potrà consentire agli utenti di Line (app diffusissima nel paese) di accedere a una vasta gamma di servizi e applicazioni decentralizzate. Mentre Facebook è stata fermata dalla levata di scudi dei governi (a suon di minacce) e Telegram s’è vista bloccare il lancio del proprio token (Gram) in zona cesarini dalla SEC, il Giappone si muove con più convinzione e in maniera molto più seria, legiferando con grande competenza ed in maniera tutt’altro che incauta, facendo così in modo sia di proteggere gli investitori che di non affossare il mercato della crittografia nel paese. In tutto questo nei paesi dell’area UE e persino negli USA le istituzioni si muovono con una lentezza esasperante tanto che, ancora oggi, non esiste una normativa chiara che regolamenti l’industria crittografica e non sembra nemmeno che possano esserci i presupposti perché la cosa possa cambiare a breve. Sono proprio questo tipo di fenomeni che fanno si che il baricentro del mondo si sposti sempre più verso il sud-est asiatico mentre i paesi del blocco occidentale restano sempre più indietro e perdono il passo, anche rispetto a paesi molto più poveri; avanti di questo passo, quindi, appare inevitabile che in un’ottica di tempo sufficientemente lunga Europa e Stati Uniti sono destinati a diventare quello che noi fino ad oggi, guardando ai paesi dell’Africa, del medio oriente e del sud-est asiatico, definivamo (non senza un filo di arroganza) terzo mondo. Come dicono gli americani “karma is a beach