Il segretario di stato Pompeo interviene sulla regolamentazione delle criptovalute

Intervistato nella giornata di ieri da Squawk Box (noto programma della CNBC) Michael Pompeo, attualmente segretario di stato degli USA, ha dichiarato che le criptovalute andrebbero assoggettate alla stessa regolamentazione che norma le transazioni SWIFT. In particolare Pompeo, a precisa domanda del giornalista, risponde che a suo parere il modo migliore per regolamentare il comparto sarebbe di usare lo stesso quadro normativo attualmente in vigore per quanto riguarda ogni altro genere di transazione elettronica; del resto, afferma Pompeo, è esattamente di questo che stiamo parlando, di transazioni elettroniche, e bisogna ammettere che, per quanto riduttivo sia questo modo di porre la questione, non ha neanche tutti i torti. Pompeo ammette anche che muoversi nella direzione da lui auspicata è più difficile a dirsi che a farsi, ma insiste in merito al fatto che i rischi di transazioni anonime sono considerati eccessivamente alti a livello sistemico dal momento che, se l’anonimato delle transazioni diventasse la norma, questo avrebbe un’influenza sulla sicurezza dei vari paesi; il punto su cui Pompeo va a battere è sempre quello del finanziamento al terrorismo, secondo il segretario di stato americano, infatti, la capacità di tracciare ogni spostamento di denaro sarebbe stata cruciale nell’attività di contrasto al terrorismo. Considerando la quantità spropositata di attentati terroristici e mass shoting cui sono stati esposti gli USA negli ultimi anni, però, si potrebbe obiettare a Pompeo che evidentemente tracciare ogni spostamento di denaro si è rivelato uno strumento molto meno efficace di quanto vorrebbero farci credere; del resto, come ripetiamo da anni, chi ha l’esigenza di far sparire del denaro o di spostarlo senza che ne rimanga traccia sa benissimo come fare. Non mi pare, infatti, che fenomeni come l’evasione, il traffico internazionale di armi e di droga o il finanziamento al terrorismo stiano sparendo dalla nostra società, anzi, è vero forse il contrario; del resto è lo stesso Pompeo, pungolato dagli altri ospiti in studio, a riconoscere che fino oggi questo genere di attività è sempre stato condotto con valuta FIAT, quindi è del tutto evidente che, nonostante la tracciabilità delle transazioni rappresenti certamente un ostacolo alle condotte illecite, il sistema attuale fa comunque acqua da tutte le parti. Sarebbe quindi utile iniziare a chiederci, dal momento che la tracciabilità delle transazioni si è rivelata uno strumento inadeguato a perseguire gli scopi per cui è stato pensato, se non sia il caso di recuperare la privacy, che è un diritto dei cittadini, e smetterla di sacrificare le nostre libertà nel tentativo di arginare fenomeni che tanto poi comunque non riusciamo ad arginare. Esistono decine di altri strumenti che possono essere impiegati per prevenire condotte illecite, non ultimo l’abolizione del contante e il passaggio a una moneta 100% digitale, cosa che non limiterebbe le libertà individuali di nessuno e che potrebbe finire per rivelarsi più efficace nel contrasto delle condotte illecite della semplice tracciabilità.