Il governo cinese vuole costruire una blockchain city in Malesia

Una città interamente costruita usando un’infrastruttura blockchain, questa è l’idea che il governo cinese intende finanziare in Malesia; la notizia ha iniziato a circolare ieri, dopo che con un comunicato stampa i cinesi hanno informato che ad occuparsi del progetto saranno la società di costruzioni China Wuyi e la rete di investimenti SWT International Sdn Bhd, col sostegno del governo cinese. La nuova città si chiamerà Melaka Straits e la sua costruzione verrà finanziata con una raccolta 120mln di dollari durante la fase iniziale del progetto; l’intera infrastruttura sarà basata sulla tecnologia blockchain, con una cosiddetta piattaforma DMI (Distributed Market Infrastructure) e sarà dotata di una criptovaluta nativa che verrà utilizzata per pagare i servizi governativi all’interno della città. Saranno disponibili sul territorio diversi scambi che permetteranno ai turisti di cambiare le proprie valute legali con la criptovaluta accettata in città; l’idea è molto interessante anche perché ci dimostra come attraverso questa tecnologia sia possibile finanziare grossi investimenti traendo il denaro necessario dal comparto privato invece che dalla finanza pubblica, senza con questo scadere in una becera privatizzazione. Qualcuno ha associato questa idea a quella di Liberstad, una città autonoma nel sud della Norvegia dove ogni servizio è appaltato ai privati; sinceramente io non la vedrei così (del resto dietro a questo progetto c’è pur sempre il governo Cinese); l’idea è sicuramente di finanziare la costruzione di una nuova città iper-tecnologica sfruttando prevalentemente investimenti privati, ma questo non significa che questa città sarà di proprietà dei privati che ci hanno investito. L’idea di emettere una criptovaluta locale è funzionale alla raccolta dei fondi necessari per portare avanti un progetto così ambizioso, predispone un sistema capace di elevata tracciabilità del denaro, ma non presuppone in alcun modo l’esclusione dello stato dai servizi pubblici; si parla infatti esplicitamente di una moneta che servirà a saldare i servizi governativi presenti in città. Quindi no, non stiamo parlando del sogno incarnato del tea party americano, ma di un progetto ambizioso che sfrutta la tecnologia blockchain per realizzare una smart city moderna che, probabilmente, finirà per imporsi come un modello da seguire a livello internazionale. Tentativi di questo tipo li troviamo un po’ ovunque nel mondo, dalla Russia alla Corea del sud, passando per l’Africa e fino ad arrivare negli USA. Giusto in Europa siamo ancora un po’ indietro, ma sembra che le cose si inizino a muovere anche qui da noi; in ogni caso anche in Europa non mancano dei veri e propri distretti blockchain, città che magari non saranno state costruite da zero ma che stanno investendo molto in questa nuova tecnologia. Sarebbe interessante fare un esperimento del genere anche in Italia, magari nel sud del paese e perché no, investendo su una delle tante città afflitte da un crescente spopolamento; penso ad esempio a Vittoria (in provincia di Ragusa), che potrebbe essere trasformata in un distretto blockchain, ripopolando la città, creando occasioni di lavoro, favorendo l’arrivo di cervelli da ogni parte del mondo ed usando una criptovaluta per mettere un freno all’ingerenza dei capitali mafiosi sull’economia legale. Insomma, i vantaggi della tecnologia blockchain sono tantissimi ed esulano dalla dimensione meramente economica, cosa che altrove nel mondo sembrano aver capito molto bene; toccherà quindi restare in paziente attesa che anche la politica italiana si degni di capirlo ed inizi ad investire pesantemente in questo settore.