Secondo l’analisi del direttore della ricerca di 21Shares criptovalute, tecnologia blockchain e Web3 ricoprono un ruolo chiave nel conflitto tra Russia e Ucraina

Vi sono diversi aspetti economici che vale la pena analizzare in maniera approfondita circa quanto sta accadendo intorno al conflitto armato tra Russia e Ucraina, e in particolare nell’analisi del direttore della ricerca di 21SHARES (società leader mondiale negli ETP sulle criptovalute), Eliézer Ndinga troviamo almeno un paio di aspetti interessanti su cui vogliamo focalizzare l’attenzione.

L’Ucraina riceve 24,6 milioni di dollari di donazioni in criptovalute

La crisi ucraina, poi sfociata nell’intervento armato da parte di Mosca, ha influito sull’andamento del mercato delle crypto. Nel mese di febbraio abbiamo assistito prima ad un drastico calo di tutte le valute virtuali, e poi ad un netto recupero, con la ripresa del Bitcoin il cui valore è cresciuto del +8,3%, e dell’Ethereum in rialzo del +10,4%.

La guerra in Ucraina in realtà non ha solo influito sulla ripresa delle crypto, ma le ha portate a ricoprire un ruolo di importanza centrale nelle questioni geopolitiche sia su un fronte che sull’altro.

L’inizio delle ostilità il 24 febbraio aveva in un primo momento causato conseguenze assolutamente negative, prima di tutto dal punto di vista umanitario e, di conseguenza, anche sui mercati, tanto su quello dei future azionari che su quello delle criptovalute appunto.

Ma nel caso delle criptovalute in un secondo momento gli effetti hanno iniziato ad essere positivi. Secondo quanto riportato da Elliptic infatti, il governo ucraino avrebbe ricevuto un ammontare senza precedenti di donazioni proprio in asset digitali, con oltre 26 mila donazioni per un valore complessivo intorno ai 24,6 milioni di dollari.

L’importanza delle criptovalute per la Russia

Le crypto però non sono finite a ricoprire un ruolo di centrale importanza solo per l’Ucraina, ma anche per la Russia sebbene in un modo diverso. Ma facciamo prima un passo indietro, a quando il Cremlino ha deciso di modificare le leggi vigenti e in particolare di invertire rotta sulla proposta della banca centrale di bandire le attività di mining, nonché una lunga serie di attività legate agli asset digitali, nel timore che potessero danneggiare il sistema finanziario della Russia.

Questo cambio di strategia risale all’8 febbraio, quindi prima che iniziasse il conflitto armato con l’Ucraina. Ma d’altra parte la crisi stava rapidamente peggiorando e Mosca iniziava evidentemente a prepararsi per evitare le conseguenze negative che sarebbero derivate dalle sanzioni.

Abbiamo visto che si tratta di sanzioni molto pesanti, che hanno portato nel giro di pochi giorni il rublo a perdere circa il 30% del suo valore, spingendo gli equity provider a definire la nazione come “non investibile” con conseguente rimozione delle quotazioni da tutti gli indici.

Le sanzioni adottate dai governi occidentali prevedono anche l’esclusione di numerose banche russe dal sistema di pagamenti internazionale SWIFT, nonché il congelamento delle proprietà di Vladimir Putin, del ministro della Difesa Lavrov, e di quelle di altre importanti personalità del mondo politico ma non solo.

Secondo l’analisi di 21Shares quello che accadrà nei prossimi giorni all’interno di questo contesto di grave crisi legata al conflitto tra Russia e Ucraina, sarà da parte di Mosca un maggior ricorso alle CBDC (Central Bank Digital Currency), essendo “più facili da controllare e non soggette a provvedimenti sulle piattaforme di scambio”.

Il ruolo giocato da tecnologia Blockchain e Web3

Nell’analisi di 21SHARES viene anche evidenziato un altro aspetto, cioè che un ruolo di primo piano nel contesto del conflitto tra Russia e Ucraina non lo giocano solo le criptovalute in quanto riserva di valore e mezzo di pagamento alternativo, bensì anche la tecnologia blockchain e Web3 in un senso più ampio.

Gli esperti di 21Shares portano quindi l’esempio di Arweave, che è un “protocollo per la conservazione e la preservazione di grandi quantità di dati, completamente nativo digitale, basato su tecnologia blockchain e che al momento accoglie quasi 9 milioni di file che documentano la crisi in corso”.

Inutile evidenziare l’importanza, nel particolare periodo storico in cui viviamo, di poter contare su documenti autentici che siano da testimonianza di ciò che realmente sta accadendo, in modo che sia possibile smentire le notizie false prove alla mano, invece che oscurarle con il sistema della censura ormai sempre più ampiamente utilizzato anche dai governi occidentali.

Ma tornando all’analisi di 21Shares, apprendiamo che “la tesi condivisa è proprio che le principali applicazioni della tecnologia blockchain e degli strumenti Web 3 si materializzano soprattutto sulla scia dei conflitti geopolitici”.

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