Fine della corsa per le criptovalute di Telegram: chi rimborserà gli investitori?

La Securities and Exchange Commission è intervenuta per mettere fine alla vita del token criptovalutario TON, di Telegram. In seguito all’intesa sottoscritta tra Telegram e SEC, valutata 18,5 milioni di dollari, la compagnia dovrà restituire agli investitori i fondi ICO rimanenti.

Tuttavia, dopo le commissioni pagate ai venture capitalist e dopo i premi per gli investitori retail, non sono pochi gli analisti che immaginano come, in realtà, il processo di rimborso sarà molto più complicato di quanto si possa immaginare. E, per qualcuno, c’è il serio rischio che gli investitori retail in realtà non ottengano tutto il denaro impiegato in questo progetto.

Andando con ordine, ricordiamo che Telegram è un servizio privato di messaggistica istantanea e voice over IP basato sul cloud, che ha fatto della sicurezza e della riservatezza i suoi cavalli di battaglia. L’applicazione di messaggistica è particolarmente popolare tra gli utenti dell’ecosistema criptovalutario proprio grazie alle caratteristiche di privacy offerte, tanto che gli account possono anche “autodistruggersi” dopo un periodo di inattività.

Ebbene, proprio la sua popolarità ha spinto l’azienda a tentare di monetizzare la piattaforma attraverso il debutto di un protocollo di criptografia e token: TON, o Telegram Open Network.

Telegram ha raccolto oltre 1,7 miliardi di dollari dagli investitori nell’offerta iniziale di token TON nel 2018. Nell’ottobre del 2019, tuttavia, la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti ha intentato una causa contro la società per un’offerta “non registrata”.

Telegram ha rifiutato di ammettere qualsiasi illecito, ma questa settimana si è accordata con la SEC per chiudere la vicenda pagando 18,5 milioni di dollari di multe. Telegram ha anche accettato di restituire 1,2 miliardi di dollari dei restanti 1,7 miliardi di dollari di fondi raccolti durante l’ICO.

Ma restituire quei fondi, dopo così tanto tempo dalla raccolta, e dopo tanti passaggi di “mani”, potrebbe essere cosa piuttosto difficile.

L’offerta iniziale di monete TON di Telegram, essendo una ICO di alto profilo, ha comportato un processo di investimento più contorto rispetto alla maggior parte degli altri processi similari.

In genere, infatti, gli investitori ICO inviano BTC o ETH a un indirizzo di un wallet criptato nella whitelist durante una fase di pre-vendita. Al lancio dell’ICO, i token di nuova emissione venivano poi depositati in un corrispondente wallet criptografico.

Con TON, invece, tre quarti di quella somma venivano sindacati al ribasso verso gli investitori al dettaglio, con un premio. Lungo il percorso, i venture capitalist che offrivano ai clienti l’esposizione all’ICO avrebbero ottenuto delle commissioni piuttosto elevate.

Ne deriva che non tutti questi fondi potrebbero essere integralmente riparati, e che i piccoli investitori retail potrebbero rimanere parzialmente scottati.

Naturalmente siamo ancora alle prime fasi di questa vicenda, ma l’impressione è che della vicenda si tornerà a parlare…