Criptovalute: il governatore della banca centrale giapponese chiede un coordinamento globale per regolamentare libra

Haruhiko Kuroda, governatore della banca centrale giapponese, ha affermato nel corso di un discorso tenuto ad Osaka nella giornata di ieri, di fronte a una platea di imprenditori, che è necessario un coordinamento internazionale per regolamentare il mercato delle criptovalute; nell’affermare questo, come riferito da Reuters in un articolo pubblicato sempre ieri, Kuroda ha fatto riferimento esplicitamente a libra, la criptovaluta a cui sta lavorando facebook e che dovrebbe essere lanciata il prossimo anno. Più nello specifico il governatore della Bank of Japan ha dichiarato che:

“Qualora libra venisse introdotta potrebbe avere un impatto enorme sulla società, è quindi necessario che la politica agisca a livello globale per garantire una regolamentazione comune di questo genere di strumenti”

Cointelegraph, che ha dato copertura alla notizia con un articolo pubblicato sempre nella giornata di ieri martedì 24 settembre, precisa poi che già durante lo scorso luglio le autorità giapponesi hanno organizzato una conferenza che ha riunito, oltre alla banca centrale, il Ministero delle finanze e l’Agenzia dei servizi finanziari proprio per indagare il potenziale impatto di libra sulla politica monetaria del paese e sulla stabilità finanziaria. Detto questo, a rischio di scadere nel più becero complottismo, vorrei dire che dovrebbe iniziare ad apparire chiaro a tutti qual è il vero senso e il vero scopo di libra; intendiamoci, che facebook potesse avere degli interessi nella tecnologia blockchain era anche scontato, ma il modo in cui ha scelto di dare vita al proprio progetto lascia adito a molti dubbi. Possiamo credere che sia una coincidenza, ma proprio quando sembrava che le istituzioni iniziassero a comprendere il potenziale di questa nuova tecnologia improvvisamente è arrivato Zuckerberg a sparigliare le carte in tavola; da quando libra è stata annunciata, infatti, i toni delle istituzioni di tutto il mondo si sono fatti più pesanti, si è tornata a respirare un’aria di chiusura e la sensazione (oltre che il timore) della comunità è che adesso si tenti la strada di una regolamentazione estremamente rigida, persino punitiva. Ora, noi possiamo credere che tutto questo sia avvenuto per caso, che sia il risultato di una serie di avvenimenti del tutto svincolati gli uni dagli altri, o possiamo credere che nulla di tutto questo sia avvenuto per caso e che lo scopo di Libra fosse fin dall’inizio quello di favorire, incentivare e giustificare l’istituzione di un quadro normativo particolarmente rigido del settore. Del resto facebook non era l’unica che potesse avere un qualche interesse nella tecnologia blockchain, amazon però, ad esempio, si è guardata bene dall’emettere una propria criptovaluta, pur operando ormai da anni nell’industria blockchain ed un discorso molto simile potremmo farlo anche per google. Andiamo a vedere poi chi sono i soggetti dentro la libra association, ci troviamo dentro banche, i colossi del denaro di plastica (mastercard e visa) insieme con altri “nemici naturali” delle criptovalute; chiaramente libra si è presentata al mondo come una specie di molok, un grosso, grande e violento godzilla criptato che non poteva che suscitare le preoccupazioni e, conseguentemente, le reazioni delle istituzioni a livello internazionale. Possiamo quindi credere che sia stata un’ingenuità credere che una struttura del genere (che prima ancora di nascere porta in se le traccie di un oligopolio) non suscitasse le reazioni che ha suscitato o possiamo iniziare a porci il dubbio che tali reazioni fossero invece il reale obiettivo della libra association. Proseguendo nel solco di questo ragionamento, quindi, appare chiaro a tutti che il paese maggiormente minacciato da bitcoin siano gli USA, visto che la loro egemonia a livello mondiale è direttamente correlata all’egemonia del dollaro sui mercati, e guarda un po’ i casi strani della vita, sono proprio gli USA il paese che sta mettendo più sotto pressione Zuckerberg; volendo pensar male, quindi, non ci viene difficile immaginare che il buon vecchio Mark abbia risposto alle esigenze del governo americano in cambio di un alleggerimento della pressione su facebook per gli infiniti scandali prima sulla privacy degli utenti e poi sulle ingerenze russe nel voto americano. Ora, quella che ho appena fatto è solo una possibile lettura di quello che sta accadendo, per altro impossibile da dimostrare e che scade chiaramente nel complottismo (forse anche di infimo livello); nonostante questo, come affermava un noto politico d’altri tempi, “a pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si prende”. A voi dunque la scelta se volete commettere questo peccato insieme con me o se preferite archiviare tutto questo ragionamento come quattro chiacchiere senza capo ne coda.