Criptovalute: c’è un filo che lega brexit e bitcoin, sempre più analisti vedono un nuovo ATH entro fine anno

toro di wall street

Nelle ultime settimane sempre più analisti finanziari (persone che di norma sono abbastanza svincolate dal mondo delle cripto) hanno iniziato a rilevare come bitcoin ormai si comporti incontrovertibilmente come un bene rifugio, rivalutandosi ogni volta che sullo scenario internazionale viene agitato lo spettro di una crisi (economica o politica che sia); secondo questa logica, quindi, non deve stupire che gli occhi di tutti siano attualmente puntati sul Regno Unito che, attualmente, rappresenta il rischio sistemico maggiore a livello economico, dato che una brexit senza accordo potrebbe affossare definitivamente l’economia dell’eurozona (che già non se la passa bene, con la Germania che frena, l’incertezza politica in Italia e Spagna, la Francia alle prese ormai da quasi un anno con le proteste dei gilet gialli) ponendo le condizioni per quella che molti ormai considerano una recessione globale sostanzialmente inevitabile. In questo scenario così complesso sempre più analisti segnalano che probabilmente bitcoin finirà col segnare un nuovo massimo storico entro la fine dell’anno; l’ultimo, in ordine di tempo, ad aver affermato pubblicamente di vederla così è stato Nicholas Gregory, CEO della società blockchain CommerceBlock, il quale, intervistato in merito dall’independent, ha dichiarato di pensare che una brexit che si dovesse realizzare con un NoDeal potrebbe addirittura finire con l’alterare il ruolo che bitcoin attualmente ha nell’economia mondiale (anche se non spiega in che modo). Entrando più nello specifico di quanto dichiarato nel corso dell’intervista rilasciata all’independent, Gregory ha spiegato che:

Non solo una brexit senza accordi dall’UE creerà disordini e volatilità tra due principali valute legali, ma scatenerà anche una crisi di identità per il sistema globale, poiché la contingenza e la vulnerabilità delle principali valute internazionali saranno messe a nudo. Quello che penso è che a partire dal prossimo anno il consolidarsi di un mondo sempre più populista e politicamente instabile cementerà lo status di bene rifugio di Bitcoin ed altre delle principali criptovalute.”

Sembra quindi che, a partire dall’ultimo trimestre di quest’anno, inizieremo a vederne delle belle, con la congiuntura economica che dovrebbe diventare chiaramente negativa, l’esito della brexit che dovrebbe trascinare giù i mercati e le criptovalute che potrebbero tornare tutte bullish rappresentando, secondo questo scenario, uno dei pochi rifugi sicuri per gli investitori.