Venezuela: pronto il lancio della piattaforma che supporterà petro, la cripto di stato voluta da Maduro

Con un comunicato diffuso nella giornata di ieri (via radio) il governo del Venezuela ha ufficializzato che la piattaforma “Patria Remesa” (che supporterà la criptovaluta Petro) è pronta ad essere lanciata; a dichiararlo è stato il sovrintendente nazionale per gli asset crittografici, Joselit Ramirez, nel corso di un programma radiofonico trasmesso dalla Radio Nacional (che presumo sia l’equivalente della nostra Radio RAI). Ricordiamo che il Venezuela è comunemente considerato il primo cripto-stato al mondo sia per essere stato il primo paese ad emettere una cripto nazionale alternativa alla valuta FIAT (a causa dell’iperinflazione che ha colpito il bolivar) sia per l’elevato uso che nel paese si fa delle criptovalute (dash e bitcoin su tutte) nelle normali transazioni quotidiane. Il petro, purtroppo, è però rimasto ad oggi un animale sconosciuto, mai entrato realmente in uso (nonostante gli sforzi del governo), di questa moneta ad oggi si sa ancora molto poco; le poche cose che sappiamo con certezza riguardano ciò che il governo stesso di Maduro ci ha detto e cioè che questa moneta è agganciata alla produzione nazionale di greggio e che è stato pensato per tentare di contrastare gli attacchi cui il paese ormai da anni è soggetto (l’iperinflazione oltre alla miopia del governo Maduro è chiaramente stata alimentata da una speculazione internazionale che aveva come principale intento destabilizzare il paese). Ovviamente svincolarsi dalla morsa letale in cui gli USA hanno stretto il paese non è per nulla facile, sia che si usi una normale valuta FIAT sia che si ricorra alle criptovalute; le sanzioni USA, infatti, imposte unilateralmente (come al solito mi verrebbe da dire) dal governo statunitense si sono subito estese anche al Petro che, non ha caso, fatica a trovare diffusione. Gli attacchi, più in generale, contro il paese si sprecano e trovano proprio nel Petro l’occasione per adottare una retorica ancora più violenta e feroce di quella a cui siamo giù abituati; il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Steven Mnuchin, ad esempio, in una recente riunione del G-20 a Buenos Aires al Venezuela e al suo governo ha dedicato parole durissime, che qui riassumiamo sinteticamente:

Il presidente Maduro ha affossato l’economia venezuelana scatenando una crisi umanitaria; invece di correggere la rotta per evitare ulteriori catastrofi, il regime di Maduro sta tentando di aggirare le sanzioni attraverso la moneta digitale Petro, uno stratagemma che l’Assemblea nazionale del Venezuela eletta democraticamente ha denunciato invitando i cittadini statunitensi a non farsi truffare

Queste parole non devono essere prese, come purtroppo fanno molti altri siti di settore tra i nostri concorrenti, per oro colato; la metà delle cose che gli USA sostengono sul Venezuela è palesemente falsa, il rimanente è come minimo strumentale. Vero è che la crisi economica del Venezuela è stata amplificata dall’incapacità del governo di costruire un tessuto economico più variegato possibile e che è stato un errore non da poco legare così strettamente l’economia del paese alla produzione di greggio, è anche vero però che la situazione in cui versa il Venezuela non è capitata per caso ma è stata costruita a tavolino; per anni, infatti, gli USA si sono rifiutati di tagliare la produzione di greggio (si, perché da quando hanno scoperto il fracking gli USA sono diventati il primo produttore mondiale) favorendo così il crollo dei prezzi col solo intento di mettere in ginocchio il Venezuela. Chi segue abitualmente le questioni economiche ricorderà bene che da più parti si sono levate vere e proprie suppliche agli USA perché tagliassero la produzione, il loro comportamento, infatti, non ha danneggiato solo il Venezuela ma decine di altri paesi e le principali aziende del settore; gli USA, però, sono rimasti sempre sordi a tali richieste dal momento che il loro obiettivo era risolvere la bega venezuelana una volta per tutte, l’imposizione delle sanzioni, quindi, va vista come il colpo di grazia a un paese già in ginocchio a causa delle politiche economiche estremamente aggressive degli USA. E’ però vero che nessuno nel mondo delle criptovalute consiglierebbe di comprare Petro, il motivo è la poca trasparenza usata dal governo venezuelano nel lanciare questa moneta; di Petro non sappiamo praticamente nulla, non credo esista neanche un white paper e nessuno, per adesso, tra gli sviluppatori più noti nella comunità ha avuto l’opportunità di studiarsi il codice per bene, di conseguenza non abbiamo alcuna garanzia di come questa criptovaluta possa funzionare. Posto che, come del resto facciamo per qualunque altra moneta, non troverete mai su questo sito un endorsement a favore di Petro se prima non avremo avuto l’opportunità di studiare adeguatamente questa moneta e di comprenderne il funzionamento qui, se non si fosse capito, la questione esce fuori dal mondo blockchain e diventa un problema chiaramente politico; in questo senso credo sia doveroso fare un paio di riflessioni che, fino ad oggi, ho sempre preferito evitare di pubblicare. Una cosa che mi pare a molti stia sfuggendo sono i legami, che nel corso di quest’ultimo anno sono diventati sempre più evidente, tra alcuni dei principali siti che si occupano di criptovalute e la destra ultra-liberista statunitense che si raduna intorno al TEA party; non tutti nel nostro paese conoscono questa formazione politica, ma si tratta in pratica di un circolo di persone molto ricche che cavalcando la refrattarietà dei cittadini statunitensi a un’eccessiva ingerenza dello stato nella vita del paese tenta di sdoganare teorie politiche ed economiche profondamente anti-sociali, classiste e, sostanzialmente, pericolose. Nel mondo delle cripto tale corrente passa sotto il nome di “anarco-capitalismo” ma non fatevi raggirare dal nome perché degli ideali anarchici, che da sempre sostengono il mondo del cypherpunk, nell’anarco-capitalismo non c’è quasi nulla; nel nostro paese, fino ad oggi, non c’era traccia ne di anarco-capitalismo ne ancora meno del TEA party, purtroppo però, proprio sfruttando l’interesse per bitcoin come una sorta di cavallo di troia, tale ideologia malata ha travalicato l’oceano ed è approdata nel nostro paese. Vi basterà fare una rapida ricerca online per rendervi conto del filo, ormai evidente, che lega alcuni dei principali siti di informazione del settore all’ultra-destra americana; altrettanto semplicemente troverete traccia dei legami con alcuni cittadini italiani molto in vista nel mondo delle cripto (almeno in Italia, perché nel resto del mondo quei pochi che li conoscono li deridono). Anche questo è sintomatico di tali legami, il fatto che mentre la comunità ricopre di sberleffi certi personaggi determinati siti di informazione li spacciano per guru italiani delle cripto; ciò che mi urge rimarcare è che, nonostante sia ormai evidente che l’ultra-destra americana ha occupato i principali siti di news sulle cripto, la comunità si trova in linea di massima su posizioni diametralmente opposte, almeno per quanto riguarda la scena internazionale, perché negli USA la situazione non è così chiaramente definita come nel resto del mondo. Attenzione quindi quando leggete contenuti che hanno un chiaro risvolto politico e geopolitico su uno dei principali siti di informazione sulle cripto perché il rischio che ciò che ci trovate scritto sia il risultato di mistificazioni e manipolazioni è molto alto, come appunto ci dimostra il modo in cui la questione venezuelana è stata affrontata negli ultimi mesi.