Blockchain e social credit, dalla Cina avanza il nuovo incubo distopico

Quando ho iniziato ad appassionarmi al mondo della blockchain una delle prime cose che ho intuito è stata che la stessa tecnologia poteva essere usata sia per blindare la privacy delle persone, sia per distruggerla completamente; proprio per questo motivo la comunità è così aggressiva nei confronti dei progetti fortemente centralizzati, perché solo una blockchain decentralizzata può offrire sufficienti garanzie in termini di privacy. Se poi la blockchain in questione non solo è fortemente centralizzata, non solo è direttamente controllata dallo stato, ma è controllata da uno dei governi più autoritari in circolazione (quello cinese), ecco che la frittata è fatta. E’ notizia di oggi, infatti, che oltre 20 esperti provenienti dal mondo delle università, della ricerca e delle imprese, hanno partecipato a un evento riguardo il temibile “social credit” cinese, un sistema capace di tracciare la reputazione dei cittadini attualmente in fase di sviluppo; attualmente tale progetto punta più che altro a valutare la credibilità del cittadino in termini creditizi, in un certo senso in maniera non difforme da quanto fa il già il nostro CRIF (la centrale rischi finanziari che consente alle banche di distinguere i cattivi pagatori dai clienti fidati). Tuttavia sappiamo già che sistemi del genere sono allo studio anche in ambiti differenti da quello creditizio, ad esempio per monitorare la carriera dei militari e già, come potete immaginare, in questo caso le cose si fanno più inquietanti. Il sistema di credito sociale cinese, per intenderci, non fa altro che attribuire un punteggio ad ogni cittadino attraverso il quale definirne l’affidabilità; tale punteggio viene generato attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale e dall’elaborazione dei dati provenienti da milioni di telecamere TVCC installate nella Cina continentale (per cui sfrutta il riconoscimento facciale).

Proviamo a fare un esempio banale per capire bene di cosa stiamo parlando; immaginiamo che una persona attraversi la strada col rosso perché sono le tre di notte e non ci sono auto in giro. Quello che succede è che la telecamera posta nei pressi del passaggio pedonale inquadra la persona, la identifica per mezzo del riconoscimento facciale e le attribuisce un punteggio negativo per aver attraversato col rosso. Tra le tante cose che possono influenzare negativamente il social credit di un individuo abbiamo fattori come ascoltare musica ad alto volume o mangiare sui mezzi pubblici, violare le regole del traffico, prenotare in ristoranti o hotel ma non presentarsi, non eseguire correttamente la raccolta differenziata dei rifiuti; le conseguenze di un punteggio basso possono essere più o meno importanti, ad esempio i soggetti con un credito sociale non all’altezza potrebbe vedersi impossibilitati ad acquistare biglietti ferroviari o aerei. A qualcuno potrà sembrare una cosa banale, ma tutto questo è realmente terrificante e ricorda da vicino un vecchio romanzo di Orwell, forse il primo vero romanzo distopico mai scritto, 1984; ora, evitando di scadere nell’inutile retorica che dipinge la Cina come un paese brutto, sporco e cattivo ciò che ci preme rimarcare è che i cinesi sono solo i primi ad essersi mossi in questa direzione, tuttavia questo genere di applicazioni tecnologiche interessano chiaramente tutti i governi del mondo, inclusi quelli dei paesi occidentali. Per quanto riguarda, ad esempio, la messa in rete delle telecamere di sicurezza finalizzata ad implementare un sistema di riconoscimento facciale, sono numerosi i paesi che stanno lavorando in questa direzione, pensiamo ad esempio al Regno Unito che proprio in questo sta investendo molto; è necessario quindi che iniziamo tutti a renderci conto dei rischi correlati al dominio della tecnologia da parte dei governi, tanto più che sono le stesse persone comuni, fin troppo spesso, a pretendere che, in nome della sicurezza, certe applicazioni vengano implementate.

Basta ad esempio ricordare il dibattito relativo alla gestione dei social nel nostro paese, con larga parte della popolazione e delle forze politiche che sono arrivate a chiedere l’introduzione di una sorta di KYC per aprire un account su un qualunque social network; se passasse un concetto del genere significherebbe inevitabilmente porre le basi per introdurre una sorta di credito sociale anche in Italia, dal momento che qualora fosse possibile identificare precisamente, per mezzo dell’intelligenza artificiale (o anche solo banalmente delle applicazioni machine-learning) il significato di quanto una persona scrive e chi l’ha scritto questo basterebbe già a dare vita a un sistema di social credit. Ad esempio, se una persona insultasse un ministro questo potrebbe farle attribuire un voto negativo e, se ipotizzassimo che per partecipare a un concorso pubblico sia necessario un social credit alto, ecco che avremmo minato alla radice ogni possibilità di esprimere il dissenso; è quindi indispensabile che le persone non solo imparino a conoscere la tecnologia e ad usarla correttamente, ma che si rendano conto di quanto è importante la propria privacy e, conseguentemente, utilizzino la tecnologia per proteggere la propria privacy e non per demolirla definitivamente. O così o un giorno ci sveglieremo e ci renderemo conto che abbiamo perso la nostra libertà e c’è il rischio, se questo accadesse, che non potremmo più fare nulla per tentare di recuperarla.