Bittrex comunica il delisting di 32 criptovalute negli stati uniti, seguendo così la stessa strategia di poloniex

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Il mondo degli exchange è in fibrillazione a causa delle tensioni normative negli USA, le quali lasciano presagire un imminente giro di vite di cui, inevitabilmente, farebbero le spese proprio le principali piattaforme di scambio. Qualche settimana fa era stata poloniex a prendere questa decisione, come avevamo scritto all’epoca sembrava inevitabile che altri grossi exchange seguissero la stessa strategia, ed infatti a stretto giro di posta è arrivata la comunicazione di bittrex attraverso il suo blog ufficiale. Le monete coinvolte, come detto, sono ben 32 e tra di queste ci sono progetti di primissimo piano nel mondo delle cripto, qui di seguito l’elenco completo di quelle colpite dal ban:

ADT, CMCT, GO, MFT, QRL, XEL, AMP, DNT, GTO, MOBI, QTUM, XNK, BAY, DTA, HYDRO, NLC2, RFR, BCPT, ENG, IHT, NMR, STORJ, BLOCK, FCT, ION, PRO, STORM, BOXX, FLDC, LBA, PTOY, SWT

Il ban riguarda solo gli utenti residenti negli USA, mentre tutti gli altri, che accedono alla piattaforma bittrex international (che ha sede in europa) potranno tranquillamente continuare a commerciare queste monete. La cosa non sta suscitando particolare clamore nel mondo delle cripto, anche perché i volumi generati dagli USA sono stimati essere abbastanza piccoli, si stima che gli utenti americani movimentino appena mezzo miliardo di dollari nel mercato delle altcoin, per cui questa decisione non dovrebbe avere effetti rilevanti sui prezzi. Resta poi da considerare che se davvero dovesse arrivare un giro di vite a livello legislativo che mettesse nel mirino l’attività delle piattaforme di scambio questo non farebbe altro che dare maggiore impulso agli exchange decentralizzati, privando in questo modo i governi di ogni possibilità di controllo sul settore. Insomma, i politici sembrano non voler perdere occasione per dimostrare la propria incompetenza e la propria inconcludenza, si illudono di avere il coltello dalla parte del manico e non si rendono conto che più agitano il pugno di ferro più a subirne le conseguenze sono loro stessi. Attraverso gli exchange centralizzati, infatti, gli stati hanno la possibilità sia di controllare il mercato sia di prevenire fenomeni come il riciclaggio di denaro e l’evasione; dovrebbero quindi rafforzare la posizione delle piattaforme di scambio centralizzate, facendo sistema con loro ed accettando che stiamo per entrare in un nuovo paradigma, quello della cripto-economia. Nei fatti, però, sembrano ignorare tutto questo, mostrano i muscoli nei confronti degli exchange, rendendoli meno rilevanti sul mercato e alimentando così l’ascesa delle piattaforme DEX; siamo quindi di fronte a una sostanziale ostentazione di autolesionismo da parte dei governi, che con le loro azioni ottengono solo di perdere ogni opportunità di controllo sul mercato, pongono le basi per uccidere un’industria che genera diverse centinaia di milioni di dollari di entrate fiscali (le piattaforme di scambio pagano le tasse sui loro profitti) e si dimostrano ancora una volta essere dei piccoli dinosauri, inevitabilmente destinati all’estinzione insieme ai loro modelli di riferimento, sia economici che politici.