Bitcoin: in Libano le autorità sospendono l’attività bancaria per affamare chi protesta

Negli ultimi mesi il mondo è stato infiammato da proteste anche violente e le rivolte sociali hanno trasformato interi paesi in delle polveriere; Francia e Spagna in Europa, Cile ed Ecuador in Sud America, Hong Kong e Papua Nuova Guinea nel sud-est asiatico sono solo alcuni dei casi che godono di maggiore copertura mediatica, le proteste tuttavia si stanno estendendo a macchia d’olio a livello globale ponendo criticità e sfide che non avremmo immaginato. Un esempio molto interessante ci viene dal Libano dove la popolazione è scesa massicciamente in piazza mettendo a ferro e fuoco intere città a causa della decisione del governo di imporre una nuova tassa su Whatsapp, cosa che la popolazione non ha preso affatto bene; a seguito delle proteste, che stanno mettendo seriamente in difficoltà le istituzioni e le cui immagini stanno facendo il giro del mondo, complice anche il fatto che molti manifestanti si sono mascherati da Joker sfruttando la visibilità offerta dal film con Joaquin Phoenix in quella che è sembrata un’intelligentissima mossa di propaganda, il governo ha pensanto bene di “affamare” la protesta sospendendo l’attività bancaria. Impossibilitati a prelevare i propri soldi i libanesi vengono quindi presi per la gola dal governo che ha infatti dichiarato che le banche riprenderanno la loro attività solo quando la situazione nel paese tornerà alla normalità. A mia memoria è la prima volta che succede una cosa del genere, ma c’è da star sicuri che in un prossimo futuro saranno molti i paesi che decideranno di seguire l’esempio del Libano visto che è una strategia molto efficace per reprimere il dissenso senza ricorrere alla violenza delle forze dell’ordine; sulla questione è intervenuto anche statista libanese, ex commerciante e autore di “The Black Swan”, Nassim Nicholas Taleb, filosofo, saggista e matematico libanese naturalizzato statunitense, esperto di matematica finanziaria e sostenitore di bitcoin affermando che:

“Il caso del Libano è uno dei migliori esempi di quanto siano necessarie le criptovalute: le banche non sono mai lì quando ne hai bisogno, i banchieri sono truffatori legali. ”

Chiaramente la comunità dei bitcoiners ne ha approfittato subito per spiegare ai libanesi quanto bitcoin sia utile per fare fronte a situazioni del genere e c’è da star sicuri che a breve soprattutto i giovani (che hanno partecipato in maniera massiccia alle proteste) inizieranno progressivamente ad abbandonare le banche e useranno le criptovalute per entrare in pieno possesso del proprio denaro. Intanto, però, la popolazione libanese si ritrova ormai da una settimana sostanzialmente espropriata dal proprio denaro e il governo sembra aver centrato il proprio obiettivo coi disordini che iniziano a scemare; la situazione, però, difficilmente verrà risolta in questo modo, la rabbia continuerà a covare sotto la cenere e la prossima volta i libanesi, consapevoli dell’esistenza di un’alternativa al denaro fiat, difficilmente si faranno trovare impreparati.