Bitcoin: il crollo dell’hashrate è stato un problema statistico, ma è probabilmente bastato a scatenare il panic selling

bitcoin da satellite

In un articolo pubblicato un paio di giorni fa vi abbiamo informati di come l’hashrate di bitcoin, cioè la potenza di calcolo espressa dalla rete, sia improvvisamente crollato e abbiamo concluso il nostro articolo spiegando che il crollo restava sostanzialmente inspiegabile e avremmo dovuto attendere che gli esperti analizzassero la situazione per avere un quadro più chiaro di cosa fosse successo. Prima che questo avvenisse, però, il mercato ha fatto in tempo a prendersi un bello spavento, anche il prezzo di bitcoin, infatti, ha subito un crollo subito dopo la caduta dell’hashrate, il che potrebbe essere letto o come la conferma che davvero il prezzo segue l’andamento della potenza di calcolo della rete; c’è anche la possibilità, però, che questa sia la classica profezia che sia auto-avvera, dobbiamo cioè prendere in considerazione la possibilità che tutti i trader che operano convinti del fatto che il prezzo segua l’hashrate, a fronte del flash crash della potenza di calcolo avvenuto un paio di giorni fa. abbiano deciso, tutti insieme e contemporaneamente, di shortare alimentando il panic selling e rendendo quindi la caduta del prezzo più importante di quanto non avrebbe dovuto essere. Nelle ultime ore, comunque, hanno iniziato a circolare diversi articoli online nei quali si spiega che in realtà non c’è stato alcun crollo della potenza di calcolo ma si è trattato di un semplice problema statistico; in pratica quello che è successo è che il metodo di calcolo usato dai siti di analisi per misurare l’hashrate della rete ha fatto cilecca. Come spiegato, tra gli altri, da yahoo finanza, infatti, il calcolo dell’hashrate è in realtà una stima ricavata col metodo statistico, per aver un dato reale e certo dell’andamento della potenza di calcolo bisognerebbe aggregare i dati provenienti direttamente dai miners, cosa che, chiaramente, è sostanzialmente improponibile. Le aziende che producono analisi per l’industria blockchain elaborano i dati esaminando la velocità con cui vengono estratti i blocchi Bitcoin in combinazione con livello di difficoltà corrente previsto dalla rete; se però, per motivi puramente casuali, i blocchi vengano creati più rapidamente o lentamente dei 10 minuti canonici previsti ecco che questo finisce con l’alterare la stima dell’hashrate. Questa è chiaramente solo una teoria, perché capire realmente cosa sia successo è praticamente impossibile; l’altra ipotesi in campo è che a un problema come quello descritto si sia associato (come noi stessi avevamo ipotizzato nel nostro articolo di due giorni fa) un arresto di qualche grossa pool o mining farm, dovuto magari banalmente a un semplice aggiornamento dei sistemi che però, in concomitanza con l’errore statistico di cui sopra, ha generato il crollo che ha terrorizzato la comunità. Quando guardiamo all’hashrate, per concludere, dovremmo imparare ad ignorare il dato del momento (un po’ come facciamo col trading quando isoliamo i rumori di fondo) ed abituarci a cogliere quelle che sono le tendenza di medio-lungo termine, accettando che le variazioni nella potenza di calcolo espressa dalla rete del singolo momento non sono in realtà per nulla significative come potrebbe sembrarci.