Bitcoin: i computer quantistici non mettono a rischio la crittografia che protegge le reti blockchain, ecco perché

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Nella giornata del 19 settembre scorso la camera dei rappresentanti usa ha approvato il disegno di legge denominato “Advancing Innovation to Assist Law Enforcement Actcol quale si avanza la richiesta al direttore della Financial Crimes Enforcement Network, Kenneth Blanco, di condurre uno studio sull’uso della tecnologia blockchain con lo scopo di porre in essere iniziative atte a portare avanti la lotta contro il crimine finanziario. A riferirlo è l’edizione statunitense di cointelegraph, con un articolo pubblicato proprio oggi, nel testo si fa riferimento non solo alla blockchain ma anche ad altre tecnologie emergenti; più specificatamente nel disegno di legge si può leggere che:

“Il direttore della rete per l’applicazione dei crimini finanziari deve condurre uno studio sulla possibilità di sfruttare l’intelligenza artificiale, le tecnologie dell’identità digitale, le tecnologie blockchain e altre tecnologie innovative per rendere più efficiente ed efficace l’analisi dei dati di FinCEN. ”

Questa, a mio parere, è sicuramente una buona notizia; parliamoci chiaro, siamo tutti perfettamente consapevoli che potenzialmente la tecnologia blockchain offre numerosi vantaggi alla criminalità (finanziaria e non solo), per cui è corretto che le istituzioni si pongano il problema. Ciò che invece non è corretto, ne accettabile, è che le istituzioni intervengano con la clava a regolamentare il settore blockchain senza nemmeno degnarsi di studiarlo e presumendo di poter affibbiare a questa nuova industria emergente lo stesso quadro normativo che regola l’attività bancaria; non sappiamo a quali esiti potrà condurre lo studio richiesto al FinCEN, ma non possiamo che augurarci che venga condotto in maniera seria e rigorosa. Chiaramente a nessuno, giusto per fare un esempio, nella comunità delle criptovalute piace l’idea che un domani bitcoin possa essere usato per finanziare un attacco terroristico, ma nemmeno siamo disposti ad abbandonare una tecnologia che ci offre infinite potenzialità solo per questo timore; il principio deve essere di permettere alla tecnologia di dispiegarsi dando vita a tutte le promesse che fin’ora ci ha fatto solo intravedere tentando di limitare il più possibile le storture che, inevitabilmente, la connotano. Del resto anche il sistema attuale (e mi riferisco non tanto al contante quanto al classico sistema bancario) non è esente dalle medesime storture; evasione e finanziamento del terrorismo passano già dai circuiti bancari, quindi le criptovalute non pongono alcuna criticità aggiuntiva, ma nemmeno si può pretendere che una tecnologia che esiste da poco più di 10 anni risolva tutti i problemi che il sistema attuale, che esiste da secoli, non è mai stato capace di risolvere.