È piuttosto evidente che non è il migliore dei momenti per il mercato delle criptovalute, e questo lo rende inevitabilmente un ottimo momento per le critiche che, a quanto registriamo in questi giorni, arrivano un po’ da tutte le direzioni, ma soprattutto da importanti figure della finanza internazionale per lo più con ruoli istituzionali.

Il punto è, ed è sotto gli occhi di tutti gli investitori così come di chiunque stia seguendo da tempo il mercato delle crypto, che ultimamente le valute virtuali si sono dimostrate sempre più interconnesse con il mondo della finanza, per così dire, classica.

Se da una parte le criptovalute sono considerate come una forma di investimento alternativo rispetto ai prodotti tradizionali, dall’altra stanno mostrando un enorme limite in tal senso nel momento in cui il loro andamento è fortemente legato all’andamento dei titoli di Wall Street ed in particolare dei titoli tech.

Per Legarde le criptovalute non valgono nulla perché si basano sul nulla

Il crollo delle criptovalute cui abbiamo assistito in quest’ultimo periodo di per sé non innesca particolari preoccupazioni. Non si tratta d’altra parte della prima volta che il Bitcoin (BTC), così pure le altre valute virtuali, precipitano per poi risalire fino a toccare nuovi record.

Quello che desta un po’ di preoccupazione, al di là di tutte le incognite legate alla particolare situazione globale in cui si sono recentemente inseriti ulteriori fattori di cui tener conto con l’intervento armato della Russia in Ucraina, è la sempre più stretta interconnessione tra l’andamento del mercato crypto e quello azionario.

Ed è in questo contesto già di per sé delicato che si vanno a collocre le dichiarazioni di alcuni importanti esponenti del mondo finanziario, a cominciare dalle figure istituzionali. La presidente della Bce, Christine Lagarde ha affermato proprio sabato scorso che Bitcoin e “fratellini” sostanzialmente non valgono nulla perché si basano sul nulla.

FMI: “Bitcoin e crypto una classe di investimento senza garanzie”

Dalla Lagarde è arrivata quindi l’esortazione ad andare verso una più severa regolamentazione del mercato, un concetto che è stato subito ribadito dalla direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, la quale ha dichiarato: “Bitcoin contiene la parola coin ma non è una moneta perché per essere tale deve essere anche una riserva di valore. Di fatto i Bitcoin e le criptovalute sono una classe di investimento senza garanzie”.

“Se qualcuno promette il 20% su qualcosa non garantito da niente, come la chiameremmo nel mondo reale? Una piramide? Questa è una piramide nel mondo digitale. Ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che tutto nel mondo digitale sia errato” con un chiaro riferimento alle CBDC (Central Bank Digital Currencies) cioè valute digitali gestite dalle banche centrali.

Non è certo un mistero che la finanza ‘istituzionale’ vede come una minaccia la crescita e l’affermarsi delle valute virtuali, proponendo al tempo stesso l’alternativa delle CBDC, la cui diffusione porterebbe anche ad un maggior controllo sul denaro.

Le crypto perdono appeal come investimento alternativo e bene rifugio

Anche il governatore della Banca di Francia, Francois Villeroy de Galhau, che ricopre al tempo stesso il ruolo di membro del Consiglio direttivo della Bce, ha sottolineato la graduale perdita di fiducia, da parte del pubblico, nei confronti delle valute virtuali.

La sensazione è che le autorità monetarie e finanziarie abbiano notato, come tutti d’altro canto, il momento di particolare debolezza delle criptovalute, e abbiano quindi colto l’occasione per sferrare un ‘attacco coordinato’. Le dichiarazioni ‘disfattiste’ arrivano infatti tutte a distanza di una manciata di ore l’una dall’altra.

Quel che è indubbiamente vero in tutta questa faccenda è che nel momento in cui le criptovalute hanno mostrato quanto sia forte oggi la correlazione tra il loro andamento e quello degli indici azionari, al cui calo segue come abbiamo visto un calo persino più amplificato nel mercato degli asset digitali, le criptovalute hanno perso buona parte del loro appeal come possibile investimento alternativo e bene rifugio, specie in un momento in cui l’inflazione è così pesante.

Tra le critiche alle criptovalute arrivate nelle ultime ore registriamo inoltre le parole di Warren Buffett, che di fatto si accoda a quanto detto dalla numero uno della BCE. Altre dichirazioni sulla stessa falsariga sono arrivate da Davos, dove si è aperto il World Economic Forum, e come ciliegina sulla torta non possiamo che riportare la previsione di Scott Minerd, responsabile degli investimenti Guggenheim, che ritiene possibile un crollo del valore di Bitcoin dagli attuali 30 mila dollari a 8 mila dollari soltanto.

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