Anche Apple Pay guarda alle criptovalute per il loro grande potenziale di lungo periodo

Non che servisse un bollino di qualità, nessuno più dei bitcoiners è convinto del potenziale di lungo termine delle criptovalute, ma il fatto che ad affermare lo stesso concetto sia Jennifer Bailey, vicepresidente di Apple Pay, nel corso di un’intervista rilasciata in data odierna alla CNN è comunque una notizia non esattamente irrilevante. Nel corso di un evento tenutosi a San Francisco, infatti Bailey ha dichiarato che:

Stiamo osservando con interesse le criptovalute e pensiamo che abbiano un buon potenziale in un’ottica di lungo termine”

Come osservato da Dan Ives, analista presso la Wedbush Securities, l’irruzione di un’azienda come Apple nel mondo delle criptovalute potrebbe avere un impatto molto più rilevante di quello rappresentato da libra, la moneta di facebook che però è ancora ben lontana dall’essere fisicamente emessa; secondo l’analista, infatti, per quella che è la struttura e il core-business di Apple (che non si limita a vendere telefoni ma ha tutta una galassia di prodotti che ruotano intorno ai suoi dispositivi) l’emissione di una propria criptovalute sarebbe una mossa strategicamente valida per quella che fu la creatura di Steve Jobs e avrebbe un effetto importante nello sdoganare presso il grande pubblico questi mezzi di pagamento. Nonostante attualmente non sia noto il numero di utenti che si avvale del servizio Apple Pay per i pagamenti si stima che la piattaforma processi circa 1mld di dollari di pagamenti al mese, non esattamente bruscolini; il servizio, inoltre, si sta facendo strada tra gli esercenti, lentamente ma inesorabilmente, dal momento che, come dimostrano i dati, in questi 5 anni il servizio ha raggiunto un livello di penetrazione nel mercato statunitense di circa il 70% tra coloro che si sono attrezzati per permettere ai propri clienti di avvalersi di questo strumento per effettuare un pagamento. Staremo a vedere come evolveranno le cose, ma appare ormai acclarato che le criptovalute non sono più un fenomeno che interessa un numero ridotto di nerd sparpagliati per il mondo ed iniziano a calamitare l’attenzione di sempre più aziende (grandi e piccole) ed istituzioni.